Nel 2026, le città italiane hanno toccato con mano il potenziale delle smart city, spinte dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Quel momento ha segnato una svolta, ma ora la vera prova comincia: trasformare progetti ambiziosi in realtà tangibili. Non si tratta più di investimenti una tantum, ma di costruire una rete solida che unisca connettività avanzata e trasporti elettrici, due facce della stessa medaglia. La sfida? Mantenere viva quella spinta, mentre la mobilità sostenibile si fa spazio nelle strade di tutti i giorni. E non è solo questione di tecnologia: la governance pubblica, insieme al settore privato, deve trovare un nuovo equilibrio per offrire servizi integrati e duraturi. Intanto, chi lavora sul campo vede un quadro in continua evoluzione, fatto di opportunità e nodi da sciogliere.
Fibra ottica: la rete che tiene insieme le smart city italiane
La sfida più grande per la digitalizzazione delle città italiane resta la diffusione della fibra ottica. Open Fiber, con il Piano Italia a 1 Giga, ha già coperto il 70% del territorio, portando la rete ultraveloce in oltre 6.000 comuni grazie a una combinazione di fondi pubblici e investimenti privati. Non si tratta solo delle grandi città: anche le aree più isolate stanno colmando il divario digitale. Ma la fibra non è solo un’infrastruttura base. Maria Rosa Gatti di Open Fiber spiega che è fondamentale collaborare con le amministrazioni locali per usare questa rete non solo per connettersi, ma per offrire servizi pubblici innovativi e di valore.
Un altro punto da non sottovalutare è l’efficienza energetica delle infrastrutture digitali. Le reti in fibra consumano fino all’86% in meno rispetto ai vecchi sistemi, dando un contributo concreto alla transizione ecologica delle città. Dal lato economico, la connettività pesa oggi per il 4,4% sul PIL nazionale, confermandosi un motore strategico per lo sviluppo, che non guarda solo alle metropoli ma punta a un modello di “Smart Land”. Qui i servizi digitali avanzati diventano strumenti per gestire il territorio e prevenire rischi ambientali, grazie a sensori e sistemi di monitoraggio in tempo reale.
Mobilità elettrica: rinnovare le flotte pubbliche è solo l’inizio
Il settore dei trasporti ha cambiato volto grazie agli investimenti del PNRR, che hanno accelerato il rinnovamento delle flotte urbane. Prima di questa spinta, l’Italia aveva il parco mezzi pubblici più vecchio d’Europa, con un’età media superiore ai 10 anni. Oggi questa cifra è scesa a 8 anni, con l’introduzione di nuovi veicoli elettrici e a basse emissioni. Nadia Amitrano di Enel sottolinea che la transizione non riguarda solo i mezzi, ma tutto un sistema che combina veicoli, colonnine di ricarica e software per la gestione energetica e logistica.
L’elettrificazione richiede una pianificazione attenta dell’energia a livello cittadino. Le nuove flotte devono appoggiarsi a una rete elettrica capace di reggere i picchi di consumo, senza rischiare blackout o problemi di stabilità. Milano e Torino sono in prima linea, con depositi elettrificati e reti integrate, mentre molti comuni più piccoli si trovano ancora a dover risolvere problemi organizzativi e di competenze tecniche. Saper pianificare e gestire l’energia sarà decisivo per il successo a lungo termine della mobilità elettrica.
Gestire tecnologia e risorse: verso un’economia circolare
L’innovazione corre veloce e impone di guardare al ciclo di vita di infrastrutture e mezzi elettrici nelle smart city. Veicoli, batterie, colonnine e piattaforme digitali devono essere progettati con architetture modulari e standard aperti, per permettere aggiornamenti continui e ridurre il rischio di obsolescenza precoce. Questo è fondamentale per garantire continuità ed efficienza nei servizi pubblici.
Un tema che prende sempre più spazio è il “Second Life” delle batterie dei veicoli elettrici. Dopo circa dieci anni, queste batterie non sono più efficienti per la trazione, ma possono ancora essere usate per accumulare energia stazionaria. Enel evidenzia il grande potenziale industriale del riciclo e del riutilizzo di questi accumulatori. Installati nei depositi dei mezzi pubblici, possono aiutare a gestire i picchi di ricarica e contribuire a un equilibrio più stabile nella distribuzione elettrica urbana.
Nuovi equilibri tra pubblico e privato per città più smart
Per superare le difficoltà tecniche e organizzative che arrivano dopo il PNRR serve una collaborazione forte tra pubblico e privato. Spesso le amministrazioni locali mancano di risorse e competenze per gestire sistemi così complessi. Il partenariato pubblico-privato diventa allora uno strumento chiave per portare investimenti, know-how e una gestione sostenibile degli asset.
La collaborazione tra aziende di telecomunicazioni, energia e enti locali punta a creare ecosistemi industriali integrati. L’obiettivo è offrire servizi pensati davvero per i cittadini, senza concentrarsi solo sul profitto. L’accesso coordinato ai fondi europei è la leva che sostiene questo percorso, permettendo di combinare fibra ottica e mobilità elettrica. Questi modelli di servizio pubblico promettono di migliorare la qualità della vita in città, mantenendo alta l’attenzione su sostenibilità economica e ambientale.
Il biennio che segue il PNRR si presenta come una sfida complessa. Il futuro delle smart city italiane dipenderà dalla capacità di mettere in campo un coordinamento efficace tra infrastrutture, competenze e organizzazione. Solo così si potrà trasformare l’innovazione in progresso concreto per i cittadini.
