“Non basta avere talento o idee brillanti.” È una frase che pesa, perché racconta la realtà di molte città con università importanti. Pavia, con la sua storia accademica di rilievo, si trova proprio a questo bivio: può trasformarsi in un vero e proprio hub per spin-off tecnologici e startup innovative entro il 2026? Dietro ogni successo in questo campo, non c’è solo ingegno, ma un intreccio di conoscenze, risorse e soprattutto opportunità di confronto che non si creano da sole. Occorre un ambiente che faccia da incubatore, capace di sostenere progetti nati dall’incontro di competenze diverse. La sfida è complessa, richiede tempo, pazienza e una strategia precisa. Eppure, le fondamenta ci sono. Pavia ha un potenziale non ancora pienamente espresso, pronto a emergere se si saprà cogliere l’occasione.
Il divario tra ricerca e impresa: una sfida italiana ed europea
In Italia, e in Europa più in generale, c’è un problema che si trascina da tempo: la ricerca universitaria è di alta qualità, ma la capacità di trasformarla in imprese innovative e competitive resta debole. Le università di eccellenza producono conoscenze e tecnologie avanzate, ma manca un sistema efficace per far nascere spin-off forti e sostenibili. Il nodo è la connessione: costruire ponti tra chi fa ricerca e chi può investire, sviluppare e vendere.
A Pavia questo gap è ancora un ostacolo concreto, nonostante la presenza di eccellenze nei settori STEM come medicina, farmaceutica, matematica e ingegneria. Non si tratta di mancanza di idee o competenze, ma piuttosto di un ambiente che faciliti il dialogo tra discipline diverse e che sappia mettere insieme le risorse. Spesso si pensa agli spin-off come conseguenza naturale della ricerca, ma in realtà il processo è più complesso e richiede una pianificazione strutturata.
Gli incontri che fanno nascere uno spin-off
Gli spin-off nascono spesso da incontri inaspettati, quasi casuali, ma dentro contesti che li favoriscono. Come quando un ingegnere con spirito imprenditoriale incontra un esperto di economia e finanza. Questi incroci di competenze, che parlano linguaggi diversi, sono la scintilla per nuovi progetti. Ma perché avvengano, serve un ambiente istituzionale e culturale che li sostenga e li promuova.
A Pavia, istituzioni come il Collegio Borromeo giocano un ruolo chiave: uniscono tradizione, multidisciplinarità e un forte senso di eccellenza che favorisce proprio questi incontri. Sono stati quei salotti culturali e scientifici a far nascere start-up di qualità, creando un terreno fertile per imprese innovative che altrimenti non si sarebbero incontrate.
Spazi e programmi su misura per costruire ecosistemi
Le “commons” – spazi e risorse condivise come laboratori, programmi di formazione e reti di contatti – non si possono lasciare al caso. Vanno progettati e gestiti con cura, per stimolare in modo continuo le collaborazioni tra università, imprese e investitori.
Alessandro Matera, managing director in una grande azienda tech, mette in guardia dal lasciare tutto al caso: “senza un approccio strutturato, i risultati sono sporadici e difficili da replicare su larga scala.” Esperienze come quella della startup beSharp a Pavia mostrano che dove si costruiscono piattaforme di collaborazione nasce valore duraturo. Senza questi strumenti, invece, i risultati restano limitati e occasionali.
Il valore del tempo e le radici della ricerca pavese
Per gli spin-off e le imprese deep tech serve tempo. La ricerca avanzata e le tecnologie complesse non crescono in fretta: servono anni, a volte decenni, per consolidare competenze e innovazioni. Questo è in contrasto con la narrazione della startup “rapida” e “veloce” tanto in voga.
A Pavia, il valore nasce da esperienze consolidate fin dagli anni Novanta, grazie a grandi nomi della microelettronica come STMicroelectronics e Maxim, oggi Texas Instruments. Da questi investimenti è nata la Fondazione Chips.IT, impegnata nello sviluppo di circuiti integrati, segno di una visione a lungo termine e di una ricerca solida.
Nel frattempo, l’Università di Pavia punta sul Parco Cardano per diventare un polo anche nelle scienze della vita, un settore strategico per l’economia locale. Questa doppia specializzazione rafforza le radici della ricerca e apre margini importanti per lo sviluppo.
Pavia oggi: numeri solidi, potenzialità da sfruttare
I dati parlano chiaro: l’Università di Pavia conta oltre 30.000 studenti e si posiziona bene nei ranking internazionali, soprattutto nelle materie scientifiche. La presenza di studenti stranieri cresce, a conferma del respiro internazionale dell’ateneo.
Ma Pavia resta ancora un centro piccolo rispetto a poli come Milano. Il vero nodo è l’“execution”, cioè la capacità di trasformare quel potenziale in risultati concreti, facendo crescere spin-off, attirando grandi aziende e preparando il terreno a investitori e venture capitalist.
Secondo imprenditori locali, il problema non è capire cosa fare, ma come farlo bene: servono partnership solide tra università e imprese, programmi di supporto strutturati, collegamenti efficaci con il mondo del capitale e una gestione attenta delle risorse.
Pavia tra impresa e innovazione: le condizioni per diventare la città degli spin-off
Per far diventare Pavia un punto di riferimento per gli spin-off servono tre cose fondamentali. Prima: creare con continuità occasioni di incontro tra mondi e competenze diverse, per far nascere contaminazioni e nuovi progetti. Seconda: coltivare ambizioni che vadano oltre i confini locali, guardando ai mercati globali e a una crescita significativa. Terza: progettare “commons” dedicati – spazi, programmi e piattaforme – che facilitino questi incontri in modo intenzionale e stabile.
La Pavia Innovation Week è un buon esempio di come muovere i primi passi. “Non è solo un evento di facciata, ma una sfida concreta per il futuro”, con l’obiettivo di rendere Pavia un hub in settori chiave come microelettronica e scienze della vita.
A differenza di altre startup nate in garage, a Pavia l’innovazione nasce anche dalla tradizione e dall’ambiente rurale, come dimostra il LabAnalysis Group, nato nelle cascine del territorio, già ribattezzato “Cascine Valley”.
Il passaggio di Pavia da centro accademico a polo di impresa innovativa dipenderà dalla capacità di mettere insieme talento, collaborazione e un ambiente imprenditoriale solido. Un percorso lungo, ma che può cambiare volto alla città e al suo territorio.
