Fino a oggi, per ottenere il bonus da 1.200 euro, colf e badanti dovevano presentare la dichiarazione dei redditi, usando il modello 730 o Redditi. Un vero labirinto di moduli e scartoffie, che spesso ha lasciato fuori tanti lavoratori domestici. Ma dal 2026 tutto cambia. La nuova normativa elimina l’obbligo di presentare il 730, aprendo la porta a chi finora non poteva accedere al contributo. Sarà l’INPS a gestire direttamente le procedure, più snelle e accessibili. Una svolta concreta, che riguarda migliaia di persone e semplifica davvero la vita di chi si occupa di assistenza e lavoro domestico.
Prima il bonus era legato al modello 730
Fino a oggi, per ottenere il bonus colf e badanti da 1.200 euro era indispensabile presentare la dichiarazione dei redditi con il modello 730 o Redditi PF. Una procedura spesso complicata, soprattutto per chi ha un reddito basso o non ha una posizione fiscale stabile. La dichiarazione funzionava come un filtro per verificare i requisiti e dare accesso al bonus. Senza questo passaggio, anche chi aveva diritto restava fuori. Molti lavoratori domestici, spesso con contratti irregolari o occasionali, venivano così esclusi. La burocrazia lenta e farraginosa scoraggiava tanti e rallentava l’erogazione degli aiuti. Per questo si è fatto più volte il nome di un cambiamento che superasse l’ostacolo della dichiarazione dei redditi.
Dal 2026 il bonus si ottiene senza il modello 730
Da gennaio 2026, i lavoratori domestici potranno chiedere il bonus senza dover presentare la dichiarazione dei redditi. La novità si basa su un sistema alternativo, che coinvolge direttamente l’INPS. L’ente previdenziale verificherà redditi e contributi attraverso i dati già disponibili, come le comunicazioni obbligatorie dei datori di lavoro, senza aggiungere nuovi adempimenti fiscali. Questo significa accesso più rapido e meno complicato al bonus. Eliminando il vincolo del modello 730, si velocizza tutto e si amplia la platea di chi può usufruire del contributo, soprattutto tra chi prima non riusciva a dimostrare il diritto senza la dichiarazione.
Cosa cambia per lavoratori e datori di lavoro
La novità non riguarda solo i lavoratori, ma anche chi li assume. I datori di lavoro avranno meno scartoffie da seguire per l’assistenza fiscale e potranno affidarsi a INPS come unico punto di riferimento per le verifiche. Per i lavoratori, invece, sparisce la fatica di compilare moduli fiscali complicati e si riducono i rischi di errori o esclusioni. La verifica automatica accelera il pagamento del bonus, evitando lunghe attese. A beneficiarne saranno soprattutto i più fragili, quelli che magari non hanno le competenze o l’aiuto per affrontare la burocrazia. In definitiva, il nuovo sistema riconosce meglio il ruolo sociale di questi lavoratori, garantendo loro un sostegno più diretto e veloce.
Il ruolo chiave dell’INPS
Dal 2026, l’INPS diventa il fulcro della nuova procedura. L’istituto incrocerà i dati delle domande con quelli già in suo possesso, raccolti tramite i flussi contributivi obbligatori. Così potrà individuare chi ha davvero diritto al bonus, evitando errori o incoerenze. Se manca qualche informazione, l’INPS potrà intervenire con richieste di chiarimenti, per non lasciare indietro nessuno per colpa della burocrazia. In questo modo, l’ente diventa un facilitatore e garante del contributo. Il risultato? Un sistema più snello, trasparente ed efficace, che valorizza il lavoro domestico e rende il welfare più accessibile e inclusivo.
