Università e imprese: il modello innovativo del PoliTO per valorizzare la ricerca secondo Giuliana Mattiazzo

Redazione

8 Aprile 2026

Nel cuore di Torino, un laboratorio pulsa di vita e idee. Qui, al Politecnico, l’università non è un tempio isolato, ma un ponte diretto verso l’industria. Giuliana Mattiazzo, Vice Rettrice per l’Innovazione scientifico-tecnologica, lo dice chiaro: “la ricerca non può limitarsi a rimanere chiusa in un cassetto o a finire in pagine che nessuno legge.” Se non si trasforma in qualcosa di tangibile, perde gran parte del suo significato. Dietro anni di studio e sperimentazioni, devono nascere nuove imprese, posti di lavoro, progresso. Giuliana vive da tempo questa realtà, divisa tra due mondi, e non ha paura di indicare cosa serve all’Italia per non restare indietro.

Ricerca che fa la differenza: dal laboratorio al mercato

Per Mattiazzo, la ricerca deve avere un impatto tangibile, non restare solo un articolo su una rivista. Al Politecnico di Torino questo è un principio fondamentale. Se la ricerca non produce risultati concreti, è come scrivere un libro che nessuno legge. Il sistema universitario italiano premia ancora molto le pubblicazioni, ma oggi non basta più. L’obiettivo deve essere trasformare le scoperte scientifiche in prodotti, tecnologie e servizi che possano crescere sul mercato e creare valore. Ci sono due strade: innovare le aziende già esistenti o crearne di nuove, soprattutto quando l’innovazione è così forte da non essere subito assorbita dall’industria. La ricetta è semplice: il sapere non può restare rinchiuso nell’università, deve arrivare a cambiare i processi produttivi o dar vita a imprese nuove.

Tecnologia e competitività: l’Italia deve correre

Il modello del Politecnico riflette una realtà più ampia: l’Italia è in ritardo nel trasformare la conoscenza in valore economico. “Non c’è più tempo da perdere con iniziative sporadiche,” sottolinea Mattiazzo. La competitività del paese passa dall’integrazione tra ricerca e industria, ampliando collaborazioni e investimenti in innovazione. Uno dei nodi chiave è cambiare come si valuta l’attività degli Atenei: continuare a puntare solo sulle pubblicazioni non dice tutto sull’impatto reale della ricerca. Serve un cambio di passo, con criteri che valorizzino le collaborazioni con l’industria, i brevetti, i risultati di mercato e la nascita di nuove imprese.

Gli strumenti concreti del Politecnico: incubatore, mentoring e fondi

Dietro le quinte, ci sono strumenti poco noti ma fondamentali. Il Politecnico ha creato I3P nel 1999, uno dei primi incubatori italiani dedicati alle startup deeptech. Oggi è un punto di riferimento in Europa, con servizi di mentoring, supporto strategico e collegamenti con il mondo della finanza. Ma incubare non basta: serve anche un ecosistema finanziario che sostenga la crescita. Per questo è nata la collaborazione con la Compagnia di San Paolo per LIFTT, che mette insieme capitali pubblici e privati per spingere il trasferimento tecnologico. Il Politecnico dialoga anche con fondi di venture capital come Neva SGR e realtà legate a CDP Venture Capital, mantenendo un filo diretto con i principali attori dell’innovazione in Italia.

Collaborazioni industriali: il caso TXT e la filiera aeronautica

Un altro pezzo importante è il dialogo strutturato con le aziende di rilievo. La recente collaborazione con TXT, gruppo internazionale di software e ingegneria, è un esempio concreto. L’obiettivo è valorizzare la ricerca applicata e sviluppare soluzioni innovative per la filiera aeronautica, settore chiave per Torino e il Piemonte. Grazie a questo rapporto stabile e continuo, si crea un ponte tra università e industria, generando sinergie che non solo spingono l’innovazione, ma rilanciano la competitività regionale e nazionale. Questo modello può essere replicato anche in altri settori industriali del territorio.

Innovazione, una sfida di cultura e investimenti

L’Italia non è la Silicon Valley e la mentalità del rischio finanziario è ancora poco radicata. La strada è lunga e richiede investimenti importanti e una visione che guardi lontano. Giuliana Mattiazzo immagina un futuro da costruire con pazienza, dove tra qualche decennio il paese possa finalmente raccogliere i frutti di questo cambiamento. La vera sfida è culturale: servirebbe un ecosistema in cui università, imprese e capitale lavorino insieme senza ostacoli. Solo così, dicono al Politecnico, la ricerca potrà diventare davvero motore di sviluppo e competitività per l’Italia.

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