La sovranità tecnologica non è più un dato scontato. Hermann Hauser, da Cambridge, lancia un allarme che scuote il cuore del deep tech. Non parla solo di meraviglie come il calcolo quantistico o l’intelligenza artificiale, ma indica un rischio concreto: Europa e Stati Uniti potrebbero perdere il controllo su tecnologie fondamentali, cedendo terreno a giganti asiatici. La rivoluzione è dietro l’angolo, ma senza una strategia attenta, si rischia di cadere in una nuova forma di colonialismo digitale.
Calcolo quantistico, la svolta è vicina: primi qubit logici e impatti sul mercato
Per anni il calcolo quantistico è stato un sogno lontano, quasi come la fusione nucleare. Ma Hauser vede il 2026 come un anno di svolta, grazie a una scoperta decisiva: correggere gli errori dei qubit. Questi ultimi, a differenza dei bit tradizionali, possono stare in più stati contemporaneamente ma sono fragili e soggetti a disturbi che finora hanno bloccato i progressi.
La strada nuova arriva dall’uso degli atomi neutri, una tecnica sviluppata da Harvard e dalla spin-off QuEra, che ha permesso di creare il primo qubit logico capace di correggere errori quantistici. Questo passo avanti spinge l’arrivo sul mercato di applicazioni quantistiche strategiche a un orizzonte molto breve: due o tre anni al massimo. Tra le aree più promettenti ci sono la modellazione molecolare e l’ottimizzazione di processi complessi, con potenziali rivoluzioni per la farmaceutica e la logistica.
Tre settori su cui il deep tech farà la differenza: sicurezza, ottimizzazione e simulazioni molecolari
Il calcolo quantistico punta su tre fronti che potrebbero cambiare industria e sicurezza globale. Prima di tutto la crittografia: l’algoritmo di Shor mette a rischio la sicurezza della crittografia RSA 2048, oggi inattaccabile con i computer classici. Serve quindi passare a protocolli post-quantistici e a tecniche come il Quantum Key Distribution per proteggere i dati sensibili.
Poi c’è l’ottimizzazione. Problemi complessi come il “commesso viaggiatore” sono praticamente impossibili da risolvere con le tecnologie attuali. I computer quantistici potrebbero farlo in modo efficiente, con grandi ricadute su pianificazione e logistica.
Infine, la simulazione di sistemi quantistici apre nuovi orizzonti per la ricerca farmaceutica. Le molecole sono sistemi quantistici complessi e poterle simulare con precisione accelera la scoperta di nuovi farmaci. Hauser sottolinea che molte grandi aziende del settore stanno già puntando su queste tecnologie.
Intelligenza artificiale agentica e biologia sintetica: nuovi scenari per industria e medicina
Il deep tech va oltre il calcolo quantistico. L’intelligenza artificiale entra in una nuova fase, quella agentica. Non si tratta più solo di generare contenuti digitali, ma di creare sistemi autonomi che interagiscono e agiscono nel mondo reale, integrandosi con infrastrutture concrete. Questo apre grandi opportunità in commercio, logistica e robotica.
Hauser però avverte: “c’è il rischio di perdere il controllo sulle decisioni automatizzate, soprattutto se si continuano a investire grandi risorse senza avere garanzie sui ritorni in termini di produttività.”
Altro settore emergente è la biologia sintetica, che non solo studia ma costruisce sistemi biologici da zero. È un cambiamento profondo, destinato a influenzare medicina e gestione delle risorse biologiche. Creare organismi sintetici, come batteri progettati, apre nuove strade per cure innovative e per capire meglio la vita stessa.
Sovranità tecnologica e il pericolo del “colonialismo digitale”
Hauser chiude con un monito forte per Stati e continenti: il deep tech non è solo progresso e crescita, ma è anche questione geopolitica. Il “colonialismo digitale” indica la situazione in cui un Paese perde il controllo su tecnologie chiave, dipendendo da pochi fornitori esterni per componenti strategici come i semiconduttori.
TSMC e Samsung, le uniche a produrre chip a due nanometri, sono fuori da Stati Uniti ed Europa, mettendo in luce quanto sia fragile la sovranità tecnologica nazionale o regionale. Hauser invita quindi a rafforzare investimenti condivisi e politiche strategiche per garantire accesso e autonomia sulle tecnologie essenziali, con un occhio ai tempi di approvvigionamento e alla resilienza industriale.
Il futuro, secondo Hauser, dipenderà dalla capacità di superare risposte emotive o ideologiche, puntando su decisioni basate su analisi accurate e modelli predittivi. “Solo così si potrà costruire un percorso di sviluppo sostenibile e indipendente nel panorama globale dell’innovazione.”
