Nel 2024, una bicicletta su cinque venduta in Italia ha il motore elettrico. Un dato che racconta più di una semplice tendenza: la mobilità elettrica è entrata stabilmente nelle abitudini degli italiani. Ma dietro a questo boom si nasconde un nodo ancora irrisolto. Le regole faticano a stare dietro a una realtà che corre veloce. Spesso le e-bike si confondono con i ciclomotori, la sicurezza resta un’incognita e i furti aumentano. E poi ci sono le modifiche non autorizzate, che alzano il livello di rischio sia per chi guida sia per chi deve far rispettare la legge.
E-bike sempre più usate per lavoro e tempo libero: numeri in crescita
Secondo la ricerca “E-bike tra mobilità e sicurezza” di Format Research, presentata a Montecitorio da Unasca , le biciclette elettriche vendute in Italia sono passate dal 3% del 2014 al 20,2% del 2024. Un salto enorme, che cambia il modo di muoversi soprattutto in città. Oggi circa un italiano su tre che va in bici sceglie quella elettrica, e metà di loro la usa anche per lavoro. I centri urbani vedono un aumento di chi si sposta con questo mezzo: rapido, economico e più sostenibile.
Il successo delle e-bike nasce anche dalla necessità di affrontare distanze più lunghe o terreni complicati senza fatica. Ma con più bici elettriche in giro, crescono anche gli incidenti e i casi di furto, un problema serio in un mercato in espansione.
In più, le e-bike si stanno aprendo alla tecnologia: GPS, sensori, app per smartphone e assicurazioni su misura. Ma senza regole chiare, questo sviluppo rischia di essere disordinato e poco sicuro.
Biciclette o ciclomotori? Il vuoto delle regole che crea confusione
Il Codice della Strada distingue le e-bike in base alla potenza del motore e al tipo di assistenza: quelle con motore fino a 250 watt, che si spengono sopra i 25 km/h e richiedono la pedalata, sono considerate biciclette normali, senza bisogno di targa o immatricolazione. Se invece superano questi limiti e possono muoversi senza pedalare, sono classificate come ciclomotori, con obbligo di registrazione e norme più rigide.
Il problema è che molte e-bike superano i 250 watt, ma circolano senza controlli né registrazioni. Questo crea un limbo pericoloso, con rischi sia per la sicurezza che per le responsabilità civili. Per Unasca serve un intervento urgente. Giuseppe Guarino, segretario nazionale Unasca, propone un sistema simile a quello dei monopattini elettrici: un’identificazione chiara che distingua i mezzi regolari e fermi le modifiche abusive che aumentano velocità e potenza.
La ricerca mostra che il 65% degli intervistati sa che si alterano le caratteristiche tecniche delle e-bike, pratica illegale e rischiosa. Dall’altro lato, l’84% è favorevole a un sistema di tracciabilità facile da applicare e che renda più sicuro l’uso di questi mezzi.
Unasca propone: registro e marcatura per combattere furti e abusi
Per gestire meglio la diffusione delle e-bike, Unasca ha messo sul tavolo una proposta chiara: un registro obbligatorio, nazionale e locale, e una marcatura indelebile sul telaio. Così si riconoscono subito le bici regolari, si combattono furti e mercato nero, e si limita la vendita di mezzi modificati o fuori norma.
Il dato sul furto è preoccupante: il 16,5% degli utenti ha subito un furto o conosce qualcuno a cui è capitato. Ritrovare le bici rubate è difficile, alimentando un giro illegale difficile da fermare. Oltre a questo, Unasca suggerisce di usare tecnologie come lucchetti smart, GPS integrato, antifurti con sensori e app per il controllo in tempo reale, già disponibili e utili per gli utenti.
Non meno importante è il fronte assicurativo. Unasca spinge per polizze specifiche, flessibili e pensate proprio per le e-bike, che coprano furto, incidenti e responsabilità civile, adattandosi a chi usa la bici in modi diversi.
Infine, la proposta si chiude con un richiamo a campagne di informazione e formazione: l’uso consapevole e il rispetto delle regole sono fondamentali per una mobilità sicura.
Le startup italiane e la tecnologia al servizio delle e-bike
L’idea di tracciare e identificare le e-bike apre la strada a una piattaforma digitale che raccoglie dati utili per monitorare l’uso dei veicoli, studiare i flussi urbani, migliorare manutenzione e assicurazioni con modelli pay-per-use.
La ricerca Unasca punta sulle tecnologie IoT: GPS, sensori, antifurti intelligenti e app che semplificano la vita agli utenti e aiutano a gestire le flotte. Sono strumenti chiave per far crescere la mobilità intelligente e sostenibile.
L’Italia, nel 2024, ha prodotto circa 340.000 e-bike, il 14,7% del totale nazionale. Accanto ai grandi marchi internazionali, ci sono tante aziende italiane specializzate in modelli di alta gamma, esportando design e tecnologia nel mondo.
Secondo Mordor Intelligence, il mercato italiano è un mix di produttori storici e startup innovative, un ambiente dinamico che spinge a migliorare qualità e servizi, un po’ come accade nell’auto.
Molto importante è la capacità delle aziende di offrire pacchetti completi: manutenzione, assicurazione e finanziamenti su misura. Sono leve sempre più decisive per conquistare la fiducia degli utenti e garantire una mobilità elettrica solida e sicura.
Ma attenzione: le imprese devono tenere d’occhio le novità normative e adeguarsi rapidamente, soprattutto su sicurezza e standard tecnici. Questo equilibrio tra innovazione e regole sarà la sfida più grande per il futuro delle e-bike.
