L’intelligenza artificiale non è più un’idea lontana, dice chi ha visto da vicino la rivoluzione di Lexroom AI. Quella che nacque come una scommessa tra studenti e ricercatori è diventata una realtà solida: 12.000 utenti in Italia e 20 milioni di euro raccolti. Numeri che parlano chiaro, soprattutto in un settore come quello legale, noto per la sua lentezza e resistenza al cambiamento. Lexroom AI non si limita a innovare, sta riscrivendo le regole del gioco, spingendo il diritto verso un futuro che fino a poco tempo fa sembrava fantascienza.
Da un’idea universitaria a una squadra vincente
Tutto è cominciato nel giugno 2023 dentro Vento, il venture builder di Exor. Qui è nato il nucleo che ancora oggi guida Lexroom AI. Martina Domenicali, giovane avvocato con un master alle spalle, ha portato la prospettiva legale, essenziale per capire cosa serve davvero agli studi professionali. Con lei Paolo, ingegnere con esperienza nel settore finanziario, e Andrea, data scientist con più di dieci anni di esperienza nell’intelligenza artificiale. Questa combinazione di competenze ha fatto la differenza, dando vita a una piattaforma che non si limita a usare l’AI, ma la integra nel lavoro quotidiano degli avvocati.
Domenicali definisce il periodo in Vento come un vero “Tinder per startup”: non si guarda solo al prodotto, ma si costruisce un team solido. L’idea iniziale era semplice: offrire agli avvocati una sorta di “superpotere” per velocizzare e migliorare il lavoro di tutti i giorni. Poi il progetto è cresciuto, diventando un sistema operativo per studi legali, un ambiente digitale dove si può fare quasi tutto, dalla ricerca normativa alla stesura e revisione dei documenti.
Trovare la formula giusta e crescere a ritmo serrato
Non è stato un percorso facile né immediato. Per oltre un anno Lexroom AI ha studiato il mercato, osservato gli utenti e capito chi fosse davvero il suo cliente ideale. Il momento della svolta è arrivato a giugno 2024, quando il prodotto ha iniziato a fare la differenza negli studi legali. Da lì la crescita è stata vertiginosa: il fatturato annuo ricorrente è schizzato da 500 mila euro a oltre 12 milioni in 18 mesi.
Ma i fondatori mettono in guardia: non basta guardare i numeri. Il vero successo si misura dalla “stickiness”, ovvero quanto la piattaforma diventa parte integrante della giornata lavorativa. Lexroom AI registra un tasso di utilizzo giornaliero sul totale mensile del 65%, un dato che si avvicina all’abitudine di controllare la posta ogni giorno. Il tasso di fidelizzazione dimostra che non si tratta di una moda passeggera, ma di uno strumento indispensabile. Nel 2024, la startup ha raddoppiato i ricavi ogni trimestre, passando da 1 milione a marzo a 8 milioni a dicembre.
Come ha conquistato la diffidenza degli studi legali
Il mondo del diritto è tradizionalmente cauto, soprattutto quando si parla di tecnologia e dati sensibili. Lexroom AI ha scelto di superare questo scetticismo coinvolgendo direttamente gli studi legali nello sviluppo del prodotto. I primi clienti sono diventati partner, testando la piattaforma e aiutando a modellarla sulle loro esigenze reali.
Questo approccio ha creato fiducia, che si è poi estesa a piccoli studi e professionisti singoli. Così, da scettici a utilizzatori abituali, i legali hanno scoperto che il digitale può essere un alleato affidabile e sicuro.
Le funzioni chiave della piattaforma
Lexroom AI punta su tre funzioni principali, pensate per semplificare il lavoro degli avvocati. La prima è la ricerca legale: basta fare domande complesse per ottenere risposte dettagliate, con riferimenti aggiornati a leggi e sentenze. La seconda riguarda la redazione degli atti: la piattaforma offre modelli personalizzabili e strumenti per analizzare i documenti della controparte e preparare le memorie difensive.
Infine, la terza funzione è l’integrazione con il flusso di lavoro quotidiano: grazie a un plugin per Microsoft Word, gli avvocati possono rivedere clausole e negoziare contratti senza cambiare programma. Tutto è pensato per eliminare passaggi inutili e velocizzare le pratiche, mantenendo sempre il controllo umano.
Privacy e sicurezza: un punto fermo
La gestione dei dati sensibili è una sfida cruciale. Lexroom AI ha adottato il principio della “privacy by design”, separando chiaramente i dati pubblici – come leggi e sentenze – da quelli riservati caricati dagli studi nella “Private Library”. Questi ultimi non servono ad allenare l’algoritmo e vengono cancellati subito dopo l’elaborazione.
Questo rigore ha permesso alla startup di ottenere la certificazione ISO e di essere pienamente conforme all’AI Act europeo, un traguardo importante vista la complessità delle norme. Per evitare errori o “allucinazioni” tipiche dell’intelligenza artificiale, la piattaforma lavora solo con banche dati ufficiali e ogni risposta è accompagnata dai documenti originali, così l’avvocato può sempre verificare.
I finanziamenti e la sfida dell’espansione europea
Il cammino finanziario di Lexroom AI è stato segnato dall’incertezza tipica delle startup innovative. Il primo round pre-seed da 500 mila euro è arrivato direttamente dagli avvocati utenti, che hanno creduto nel progetto investendo personalmente. Poi è seguito un seed da 2 milioni con Entourage, fondo belga, e un round di serie A da 16 milioni nel settembre 2025, guidato da un venture capital della Silicon Valley, che ha aperto la strada all’espansione in Europa.
Oggi la startup impiega circa 100 persone, tra sviluppatori e professionisti, e punta a crescere in Spagna e Germania, mercati con sistemi legali simili a quello italiano e tanti piccoli studi sparsi. La strategia prevede sia aperture dirette con sedi a Madrid e Berlino, sia acquisizioni di realtà locali affini.
L’obiettivo è chiaro: diventare la piattaforma di riferimento per la gestione del lavoro legale in Europa, guardando sempre di più anche a piccole imprese e consumatori finali.
