NASpI e Dis-Coll: scadenza 31 marzo, evita di perdere l’indennità con l’autodichiarazione redditi INPS

Redazione

1 Aprile 2026

Il 31 marzo non è solo una data sul calendario: per chi prende NASpI o Dis-Coll, rappresenta una vera e propria linea rossa. Non inviare l’autodichiarazione dei redditi all’INPS entro quella data significa vedere il proprio sussidio bloccato. Ogni anno, puntuale, molti si ritrovano a rincorrere questa scadenza, spesso all’ultimo minuto. Ma chi è obbligato a fare questo passo? E come evitare errori che possono costare caro?

Chi deve presentare l’autodichiarazione all’INPS entro marzo

L’obbligo riguarda principalmente chi riceve l’indennità di disoccupazione NASpI e chi percepisce la Dis-Coll, il nuovo sussidio per i collaboratori che perdono il lavoro. Non serve a tutti: devono dichiarare solo coloro che l’anno prima hanno avuto redditi da lavoro dipendente o autonomo che possono influire sull’importo del sussidio. L’INPS chiede questi dati per assicurarsi che la cifra erogata corrisponda davvero alla situazione economica del beneficiario.

La dichiarazione va compilata con precisione, indicando i compensi percepiti nell’anno solare precedente. Sono esclusi solo quelli senza alcun reddito o chi ha già comunicato di non aver guadagnato nulla. Anche i redditi da lavoro occasionale vanno segnalati, perché possono ridurre o sospendere l’indennità.

Come compilare e inviare l’autodichiarazione: istruzioni e canali

Per fare tutto entro il 31 marzo, l’INPS mette a disposizione diversi strumenti. Chi ha SPID, CNS o Carta d’Identità Elettronica può accedere al portale web dell’istituto e compilare il modulo online, che viene inviato automaticamente e resta salvato per eventuali controlli.

Chi preferisce, può rivolgersi a patronati o centri di assistenza fiscale, che offrono supporto gratuito per compilare e inviare la documentazione in tempo. È importante non rimandare: in caso contrario si rischia la sospensione del sussidio per mesi. Se manca qualche documento, è possibile presentare un’autocertificazione, ma senza esagerare o fornire dati falsi.

Cosa succede se non si rispetta la scadenza: rischi e controlli

Saltare la scadenza del 31 marzo spesso significa blocco immediato della NASpI o della Dis-Coll. L’INPS usa queste informazioni per ricalcolare l’importo dovuto ed evitare pagamenti indebiti. Se non si comunica nulla, dopo la sospensione possono partire anche richieste di recupero crediti e segnalazioni all’Agenzia delle Entrate.

Inoltre, chi riceve un sussidio che varia in base ai redditi deve stare attento: dimenticare di dichiarare alcune entrate può tradursi in tasse più alte o debiti con lo Stato. I controlli fiscali sono sempre più incrociati e stringenti, quindi mettersi in regola è fondamentale per evitare problemi.

Con il 31 marzo alle porte, è il momento di fare un controllo attento dei redditi dell’anno passato. Usare il portale INPS o farsi aiutare da un professionista può evitare sorprese sgradevoli nelle settimane a venire.

Change privacy settings
×