NASpI e Dis-Coll: Scadenza 31 Marzo, Rischi e Come Evitare la Perdita dell’Indennità

Redazione

31 Marzo 2026

Il 31 marzo è una data da segnare in rosso per chi percepisce la NASpI o il sussidio Dis-Coll. Ogni anno, infatti, bisogna presentare l’autodichiarazione dei redditi: un passaggio spesso trascurato, ma decisamente cruciale. Non riguarda tutti, ma solo chi rientra in una precisa categoria di beneficiari. Ignorare questa scadenza può portare a conseguenze pesanti, come la sospensione del sussidio o la richiesta di restituzione di quanto già ricevuto. Lo Stato ha deciso di controllare così che gli aiuti vadano davvero a chi ne ha diritto. Il tempo stringe, non c’è spazio per distrazioni.

Chi deve inviare l’autodichiarazione e perché

Non tutti i percettori di NASpI o Dis-Coll sono tenuti a presentare questa dichiarazione. Il focus è su chi, nel 2023, ha avuto redditi da lavoro dipendente, autonomo o altre entrate che possono incidere sull’indennità. L’INPS utilizza questi dati per confrontarli con le dichiarazioni di disoccupazione e accertare che il sussidio venga erogato solo a chi ne ha diritto. In sostanza, chi ha continuato a lavorare o a guadagnare senza comunicarlo rischia di incorrere in problemi.

Chi ha ricevuto compensi, anche occasionali, sopra certe soglie deve comunicarli. Se il totale supera il limite previsto, l’indennità può essere sospesa o revocata. Questo obbligo non riguarda invece chi ha percepito solo la NASpI o chi ha redditi già noti e inseriti nel sistema. Conoscere la propria situazione lavorativa e reddituale è quindi fondamentale per evitare errori.

Come compilare e inviare la dichiarazione entro il 31 marzo

La procedura per l’autodichiarazione è semplice, ma richiede precisione. Si può fare online sul sito dell’INPS, accedendo con SPID, CIE o CNS. In alternativa, ci si può rivolgere a un patronato o a un intermediario autorizzato. Sulla piattaforma è disponibile il modulo dedicato ai percettori di NASpI e Dis-Coll, da compilare con i dati sui redditi del 2023.

È importante indicare correttamente i vari tipi di reddito: lavoro dipendente, autonomo, collaborazioni occasionali e altre entrate. Errori o omissioni possono scatenare controlli più approfonditi o sanzioni. Il termine ultimo per la consegna è il 31 marzo 2024, non ci sono proroghe.

Chi non rispetta questa scadenza rischia la sospensione immediata dell’indennità o la richiesta di restituzione delle somme indebitamente percepite. Meglio quindi anticipare l’invio per evitare complicazioni con l’INPS.

Cosa succede se non si invia la dichiarazione e come evitarlo

Non presentare l’autodichiarazione entro il termine blocca automaticamente l’erogazione di NASpI e Dis-Coll. L’INPS sospende il pagamento finché non riceve la documentazione richiesta. Nei casi più gravi può aprire verifiche che portano alla revoca definitiva del sussidio, con l’obbligo di restituire tutto quanto ricevuto.

Queste regole servono a evitare abusi nella percezione dei sussidi. Il controllo si basa sulla trasparenza dei redditi e permette all’INPS di destinare le risorse solo a chi ne ha diritto. Per questo la collaborazione dei beneficiari è fondamentale: inviare la dichiarazione è un passaggio obbligato per restare in regola.

Per non sbagliare, conviene controllare tutte le entrate dell’anno precedente e raccogliere i documenti fiscali necessari. In caso di dubbi, è utile rivolgersi a un patronato o a un esperto, così da semplificare la procedura e ridurre i rischi.

Scadenza 31 marzo 2024: cosa non dimenticare

Il 31 marzo 2024 è la data da segnare in rosso per chi ha percepito NASpI o Dis-Coll e ha avuto redditi nel 2023. L’autodichiarazione va consegnata all’INPS entro quel giorno, per evitare sospensioni o revoche dell’indennità.

L’invio va fatto preferibilmente online e con tutte le informazioni complete e corrette. Chi non rispetta questo obbligo rischia di perdere il sussidio e di dover restituire soldi. L’obbligo riguarda solo chi ha redditi che possono influenzare il diritto all’indennità, quindi è importante capire bene i requisiti.

Questa scadenza si ripete ogni anno secondo le regole fissate dall’INPS. Tenere a mente la data e organizzarsi per tempo significa evitare guai e assicurarsi la continuità del sostegno. Un piccolo sforzo che può fare la differenza per non trovarsi in difficoltà con la previdenza.

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