Corporate & Investment Banking in Crisi: Serve Governance dell’AI e Nuova Cultura Aziendale per Rilanciare la Competitività

Redazione

31 Marzo 2026

L’85% delle aziende clienti prevede di rivolgersi a fornitori diversi dalle banche tradizionali entro un anno. Un dato che scuote il mondo del corporate e investment banking. I clienti chiedono rapidità, personalizzazione, innovazione. Ma le banche, nonostante anni di investimenti nell’intelligenza artificiale, arrancano. I progetti pilota restano sulla carta, incapaci di tradursi in risultati concreti. La ragione? Manca una governance chiara e centralizzata dell’IA, e la cultura aziendale fatica a cambiare passo. In un settore dove la fiducia si conquista anche con la capacità di adattarsi, questo gap rischia di diventare un problema strutturale.

Dove inciampa l’offerta delle corporate e investment bank

Le grandi imprese si affidano alle CIB per servizi chiave come finanziamenti strutturati, fusioni e acquisizioni, e accesso ai mercati dei capitali. Eppure, oggi le banche mostrano diverse falle nell’interazione con i clienti. Più della metà degli intervistati lamenta una scarsa reattività in tempo reale, un requisito ormai indispensabile nella gestione finanziaria moderna. E ancora, quasi il 90% segnala una personalizzazione delle offerte che lascia a desiderare.

Un altro problema importante riguarda l’integrazione dei sistemi informatici. Nonostante la diffusione di piattaforme ERP e strumenti di gestione della tesoreria, quasi il 92% delle aziende è costretto a ricorrere a processi manuali per colmare le lacune esistenti. La carenza di strumenti analitici avanzati aggrava la situazione: il 68% delle imprese giudica insufficienti le capacità previsionali offerte dalle banche. Tutto questo rallenta le decisioni e aumenta i rischi operativi per i clienti.

Sul fronte economico, i programmi di innovazione non stanno dando i frutti sperati. L’82% dei manager ammette che gli investimenti tecnologici non generano nuovi ricavi, mentre più della metà non vede la prevista riduzione dei costi. La gestione degli investimenti IT è un altro tallone d’Achille: quasi la metà del budget è spesa per mantenere sistemi legacy, lasciando poco margine per vere iniziative innovative.

Le mosse per non perdere terreno

Le CIB non vogliono mollare e cercano di rinnovare l’offerta per non farsi sorpassare dagli operatori non bancari. Tra le priorità, spiccano le soluzioni di tesoreria in tempo reale, fondamentali per ottimizzare i flussi di pagamenti internazionali e indicate come cruciali da oltre il 75% dei direttori di settore. Parallelamente, crescono gli investimenti su prodotti basati sull’intelligenza artificiale, come esecuzioni algoritmiche e strategie di copertura guidate da sistemi intelligenti.

Circa la metà degli intervistati sta inoltre sperimentando servizi tokenizzati. Una frontiera nuova, che punta a monetizzare in modo innovativo con soluzioni come la custodia digitale e l’emissione di asset digitali. L’obiettivo è diversificare e aumentare i ricavi da commissioni, rispondendo alla domanda crescente di strumenti finanziari digitali avanzati.

Un punto critico è la governance dell’intelligenza artificiale. Solo il 26% delle banche ha una supervisione centralizzata, un limite che frena l’automazione di processi chiave e rallenta lo sviluppo. Dario Patrizi, Banking Director di Capgemini Italia, sottolinea come “la creazione di piattaforme solide e la costruzione di una rete affidabile di partner siano essenziali per ottenere risultati tangibili: più coinvolgimento dei clienti, ricavi in crescita e costi operativi ridotti.”

Tecnologia e cultura: la sfida vera

Il rapporto 2026 di Capgemini mostra che la trasformazione non può essere solo tecnica. Le banche devono rivedere i modelli operativi, migliorare la gestione dei dati e accelerare le decisioni integrando l’AI a ogni livello strategico. La fiducia, che resta alla base di tutto, rischia però di vacillare con l’introduzione di processi automatizzati e intelligenza artificiale. Non stupisce quindi che quasi il 90% dei clienti nutra dubbi sull’affidabilità degli output AI nelle operazioni bancarie.

Un ostacolo importante è la cultura interna. Più di un terzo del campione ammette un atteggiamento conservatore che rallenta sperimentazione e adozione di nuove tecnologie. Inoltre, il settore fatica a formare il proprio personale: solo il 23% delle banche investe nella formazione interna sugli strumenti digitali, mentre il 40% preferisce cercare competenze fuori, generando un gap nello sviluppo delle capacità interne.

Il report si basa sulle risposte di 750 dirigenti senior di grandi corporate, CIB e istituzioni finanziarie non bancarie con ricavi oltre il miliardo di dollari, e offre un quadro aggiornato delle sfide e delle opportunità del settore. Le banche che riusciranno a coniugare tecnologia, governance efficace e apertura culturale potranno riguadagnare terreno e ridefinire il proprio ruolo in un mercato in rapida evoluzione.

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