Quando, un anno fa, Agostino Scornajenchi ha preso il timone di Snam, pochi immaginavano la portata della svolta. L’azienda non è più soltanto un gigante delle reti gas: si sta trasformando in un motore di innovazione nel settore energetico. Non si tratta più di esperimenti sparsi o scommesse casuali. Ora, l’innovazione è al centro della strategia industriale, con investimenti che sfiorano il miliardo di euro nel piano 2026-2030. Snam vuole diventare il fulcro di una filiera che supera i confini tradizionali, puntando con decisione su startup e progetti concreti dedicati alle molecole verdi del futuro.
Snam: storia e ruolo chiave nell’energia europea
Snam non è solo la rete gas più grande d’Italia, ma un vero e proprio pilastro del sistema energetico europeo, con presenze importanti in Austria, Albania, Grecia e Francia. Nata nel 1941 come Società Nazionale Metanodotti, in ottant’anni è diventata un gigante con oltre 32mila chilometri di rete, tra le più estese in Europa. Nel 2025 i ricavi sono cresciuti fino a sfiorare i 4 miliardi di euro, con risultati operativi solidi. Oggi Snam non si limita al trasporto gas: lavora su cattura e stoccaggio della CO2, reti per l’idrogeno verde, biometano e efficienza energetica, anche grazie a partecipazioni strategiche come Bioenerys e Renovit. Dietro a tutto questo c’è una proprietà stabile e regolata, con Cassa Depositi e Prestiti che controlla oltre il 30% del capitale tramite CDP Reti. Tenere insieme investimenti a lungo termine e rispondere alla transizione energetica in rapida evoluzione è la sfida più grande.
Piano industriale 2026-2030: dall’idea all’azione
Il vero cambio di passo sotto Scornajenchi è la trasformazione dell’innovazione da semplice prova tecnica a leva strategica. Il nuovo piano industriale ha triplicato gli investimenti in innovazione “esplosiva”, portandoli a circa 200 milioni di euro su cinque anni e superando il miliardo complessivo tra digitale e nuove tecnologie. Non si tratta più di inseguire mode o puntare su startup a caso, ma di far dialogare la tecnologia con le infrastrutture esistenti per creare valore concreto. La direzione Strategia e Innovazione, guidata da Claudio Farina, ha il compito di trasformare idee e prototipi in soluzioni pronte per il mercato, con un mix di ricerca, sviluppo e industrializzazione.
Tecnologia, geopolitica e leadership: la spinta dietro la svolta
Questa accelerazione non arriva dal nulla. Sul fronte tecnologico, soluzioni come l’idrogeno verde e la cattura della CO2 sono ormai pronte per passare alla fase industriale. Dal punto di vista geopolitico, blackout e difficoltà nella diffusione delle rinnovabili mostrano i limiti di una transizione basata solo sull’elettrico. Le molecole – gas, idrogeno, biometano – restano fondamentali per garantire flessibilità e stoccaggio. A questo si aggiunge il profilo di Scornajenchi, ex CFO di Terna e con esperienza nel venture capital, che ha portato in Snam una visione capace di unire infrastrutture e innovazione con un approccio industriale e pragmatico.
Il punto di forza di Snam: esperienza, infrastrutture e normativa
Snam ha un vantaggio che pochi possono vantare: un mix di esperienza storica, infrastrutture fisiche e competenze normative. Con oltre 80 anni alle spalle, conosce profondamente le molecole energetiche e i processi chimici. La sua rete e gli impianti sono un banco di prova reale dove testare tecnologie, superando la distanza tra teoria e mercato. Inoltre, la capacità di muoversi nei complessi meandri delle norme dà a Snam un vantaggio competitivo per anticipare trend e vincoli. Spesso le startup si arenano proprio in questa “valley of death” tra ricerca e industrializzazione. Qui Snam vuole fare da ponte, accompagnando le tecnologie emergenti verso la scala industriale e il mercato.
Gestione oculata e visione a lungo termine
La strategia di Snam punta su un portafoglio diversificato, che spazia da tecnologie già mature a progetti in fase iniziale. Questo permette di bilanciare investimenti con ritorni a medio termine e scommesse per il futuro. I risultati si misurano con indicatori precisi: brevetti di valore, risparmi sui costi, sicurezza e affidabilità. Ma soprattutto, si punta a costruire un ecosistema tecnologico che rafforzi l’intera filiera energetica, anche quando Snam non è l’utilizzatore finale.
Snam, fulcro di una filiera che guarda oltre
Un aspetto innovativo della strategia è il ruolo di Snam non solo come sviluppatore di tecnologie, ma come centro di un sistema più ampio. Infrastrutture come le reti per la CO2 o l’idrogeno hanno senso solo se supportate da tecnologie e produzioni in grado di alimentarle. Per esempio, la rete per la CO2 dipende dalla diffusione di tecnologie di cattura competitive. Snam vuole essere il partner industriale che accelera questo processo, favorendo la collaborazione tra attori e evitando infrastrutture senza “materia prima”. “Questo approccio crea valore per tutto il settore e rafforza il ruolo di Snam nella transizione energetica.”
Nuova strategia con le startup: investimenti diretti e venture building
Anche il rapporto con le startup si evolve. In passato Snam era un partner più defilato, partecipando indirettamente al fondo di CDP. Ora valuta investimenti diretti, scegliendo realtà con una struttura industriale chiara e filiere coerenti con il suo core business. Ma non solo: punta anche al venture building, creando startup da progetti interni di ricerca già maturi per diventare spin-off. L’obiettivo non è il guadagno veloce, ma costruire un ecosistema collaborativo che acceleri l’adozione di soluzioni complesse, soprattutto deeptech, supportandole nel passaggio dal prototipo al mercato.
Un team giovane e internazionale al centro della rivoluzione
Dietro a questa trasformazione c’è un team guidato da Claudio Farina, con circa quaranta persone, metà delle quali giovani ricercatori under 30, spesso formati all’estero. Il loro lavoro spazia dalla chimica alla fisica, con progetti applicati alla ricerca industriale. A supporto c’è una call internazionale biennale che attira talenti con borse di studio complete per lavorare in Italia su temi strategici. Un modello che unisce rigore accademico e concretezza industriale, con obiettivi chiari e risultati tangibili.
L’innovazione industriale di Snam: un esempio da seguire
Il piano industriale 2026-2030 è un esempio concreto di come una grande azienda industriale affronta la sfida della transizione tecnologica e ambientale. Non è una ricetta semplice o pronta, ma un modello coerente e realistico. Snam mette insieme esperienza, infrastrutture e know-how normativo per superare ostacoli che spesso bloccano startup e innovatori. Non vuole diventare un fondo di venture capital, ma un partner industriale capace di collegare ricerca e mercato, idee e impianti reali. Le sfide sono tante, ma il messaggio è chiaro: “l’innovazione non è più un’attività a compartimenti separati, ma un ecosistema dove Snam gioca un ruolo da protagonista nel futuro energetico europeo.”
