Umberto Bertelé: Perché l’euro digitale è la chiave della sovranità monetaria europea

Redazione

28 Marzo 2026

Nel 2026, l’Europa lancerà l’euro digitale, una scelta cruciale che va ben oltre il semplice pagamento. Non si tratta solo di innovare, ma di difendere la sovranità monetaria in un mondo sempre più dominato dal dollaro e dalle stablecoin. Umberto Bertelé, chairman degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano, mette in luce una partita complessa, dove tecnologia e geopolitica si intrecciano, coinvolgendo banche, fintech e autorità monetarie in una corsa serrata contro il tempo.

Pagamenti internazionali in bilico: tra tensioni geopolitiche e crisi delle fintech

Il sistema dei pagamenti internazionali attraversa una fase delicata. Come ha spiegato Bertelé al convegno “Innovative Payments” di marzo, non si tratta più solo di innovazione tecnologica, ma di un confronto strategico con ripercussioni geopolitiche importanti. La frammentazione dei mercati, alimentata da politiche protezionistiche e tensioni economiche tra Stati, mette a dura prova la stabilità delle piattaforme di pagamento digitale.

Questa incertezza ha colpito duramente le fintech che fino a poco tempo fa dominavano il settore. PayPal, per esempio, ha visto il suo valore di mercato crollare da 350 a circa 42 miliardi di dollari, perdendo oltre l’88%. Anche Nexi, Klarna, Block e Adyen hanno subito forti cali. Un segnale chiaro di come il mercato sia influenzato da fattori esterni in un gioco globale senza sconti.

Visa e Mastercard reggono il colpo, Stripe il modello da seguire

In questo contesto incerto, i colossi tradizionali dei pagamenti mostrano una solidità superiore rispetto alle nuove realtà digitali. Visa e Mastercard mantengono il dominio, garantendo stabilità grazie al loro legame con le banche e alle reti internazionali di carte. Visa, in particolare, si conferma forte con una capitalizzazione vicina ai 600 miliardi di dollari.

Tra le fintech, spicca Stripe, ancora non quotata ma valutata intorno a 159 miliardi di dollari. La sua forza sta nel saper coniugare agilità digitale con la solidità di un sistema ormai radicato nelle infrastrutture tradizionali. Un modello che punta a integrare, più che sostituire, il sistema convenzionale.

Stablecoin e dollaro digitale: la sfida americana nel mondo delle valute digitali

Un elemento chiave del sistema dei pagamenti digitali è la crescita delle stablecoin, monete digitali ancorate al dollaro che aiutano gli Stati Uniti a mantenere la loro supremazia finanziaria. A differenza dell’Europa, la Federal Reserve non può ancora emettere una moneta digitale ufficiale per evitare di mettere a rischio il sistema bancario tradizionale.

Così, il mercato è dominato da due stablecoin: Tether , con una capitalizzazione di circa 183 miliardi di dollari, e USDC, con 77 miliardi. Tra gli azionisti di Tether ci sono anche imprenditori italiani come Giancarlo Devasini e Paolo Ardoino, a testimonianza del ruolo globale di investitori europei al fianco del modello americano. Queste valute sono particolarmente diffuse in Asia, dove si integrano nelle transazioni commerciali e finanziarie, spesso con meccanismi che premiano chi le detiene, aumentando così il loro appeal.

L’euro digitale: la risposta europea per proteggere i risparmi e restare competitivi

Per fronteggiare la spinta del modello transatlantico, l’Unione Europea ha accelerato il progetto dell’euro digitale. L’obiettivo è mettere in circolazione una moneta digitale della Banca Centrale Europea che conservi il valore dei depositi e offra un’alternativa regolamentata alle stablecoin private.

Le banche europee però sono in allerta. L’arrivo dell’euro digitale potrebbe sottrarre depositi, riducendo la base tradizionale della loro attività. Secondo studi recenti, solo negli Stati Uniti potrebbero essere spostati 6,6 trilioni di dollari verso nuovi strumenti digitali. Per frenare questa fuga di capitali è nato Qivalis, un consorzio che coinvolge grandi istituti come UniCredit e BNP Paribas, con l’obiettivo di sviluppare servizi digitali competitivi e mantenere la liquidità in Europa.

Il progetto punta anche molto su privacy e sicurezza, elementi chiave nella progettazione dell’euro digitale.

Intelligenza artificiale e pagamenti: la prossima rivoluzione è alle porte

Non si parla solo di valute digitali. L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo in cui paghiamo. Bertelé sottolinea come l’uso di agenti IA possa portare a una gestione autonoma delle transazioni, con sistemi in grado di decidere per conto degli utenti quando e come pagare, valutando costi, cambi e rischi.

Questo cambierà il rapporto tra utenti e pagamenti, trasformando l’IA da semplice supporto a protagonista nelle decisioni. Nel nuovo scenario, euro digitale, stablecoin e criptovalute come Bitcoin ed Ethereum dovranno convivere grazie a tecnologie che bilancino privacy e affidabilità del sistema bancario europeo.

Fintech in Italia: un settore in crescita ma con sfide importanti

Il fintech italiano continua a consolidarsi e mostra segnali di maturità. A fine 2024 sono attive 596 startup fintech, leggermente meno rispetto all’anno prima, ma con alleanze industriali e finanziarie più solide. Tra le realtà di spicco ci sono Satispay, Scalapay e Credimi, mentre Cardo AI ha chiuso importanti round di finanziamento per crescere tecnologicamente.

I fondi raccolti sono cresciuti del 44% rispetto al 2023, arrivando a 250 milioni di euro, e i ricavi del settore sono saliti del 29%. La sfida rimane quella di trovare capitali e passare dalla fase di sperimentazione a quella industriale, in un mercato sempre più competitivo e regolamentato.

Open banking e assicurazioni: pagamenti digitali al passo con i tempi

L’Open Banking, grazie alla direttiva PSD2, ha cambiato il modo in cui clienti e banche interagiscono. Anche il settore assicurativo si è adattato, superando nel 2024 i 481 miliardi di euro in transazioni digitali, pari al 43% del totale. Nei negozi fisici, i pagamenti digitali sono cresciuti del 7% rispetto all’anno precedente.

Le compagnie stanno adottando nuovi modelli per incassi e rimborsi, puntando su tokenizzazione, wallet digitali e abbonamenti, formule molto apprezzate dai più giovani. Le soluzioni mobile-first stanno diventando la norma, aprendo la strada a polizze temporanee e servizi on-demand.

Rischi climatici e digitali: nuove sfide per l’industria assicurativa

Secondo studi recenti, i cambiamenti climatici, l’invecchiamento della popolazione e la cybersecurity sono le priorità per il futuro delle assicurazioni. Il 79% delle compagnie ora copre eventi come terremoti e alluvioni, mentre il 53% ha inserito soluzioni contro il rischio informatico, anche se la domanda rimane contenuta.

Per affrontare l’invecchiamento si puntano prodotti dedicati alla Long Term Care e servizi integrativi come assistenza domiciliare e convenzioni con strutture sanitarie, per offrire un valore aggiunto ai clienti.

Banking-as-a-Service: il modello che apre le porte del credito digitale

Il Banking-as-a-Service sta aprendo i servizi bancari tradizionali a società digitali esterne, tramite piattaforme cloud e API. Questo sistema permette di offrire conti, carte e prestiti senza avere una licenza bancaria diretta, grazie a partnership tra banche e fintech che puntano a raggiungere un pubblico più giovane e tecnologico.

A livello globale, istituti come Goldman Sachs, Citi Bank e J.P. Morgan hanno investito decine di miliardi di dollari in fintech tra il 2013 e il 2017, focalizzandosi su prestiti, sicurezza ed e-commerce. Le banche italiane stanno recuperando terreno, anche se gli investimenti restano sotto la media internazionale, con il 70% degli istituti impegnati in collaborazioni con startup fintech.

Fintech in espansione: dal digitale ai servizi finanziari di domani

L’ecosistema fintech si allarga a molti settori: pagamenti digitali, gestione patrimoniale, prestiti peer-to-peer, insurtech, blockchain e criptovalute. In Italia, sono circa 86 le startup attive nel ramo assicurativo digitale, contribuendo a un mercato in rapida crescita.

L’Open Banking guadagna terreno tra gli italiani, con quasi la metà che ha già un conto connesso, mentre l’Open Finance si prepara a spingere ancora di più lo scambio di dati finanziari. Tutto questo promette di trasformare profondamente banche e assicurazioni, mettendo l’Europa al centro di un processo di innovazione digitale che intreccia tecnologia, politica e strategia.

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