Nel 2023, la spesa globale per la difesa ha superato i 2 trilioni di dollari, un segnale chiaro di quanto il settore sia tornato al centro della scena tecnologica. In Italia, il numero delle aziende attive in questo campo resta contenuto, ma la qualità delle competenze è sorprendente. Qui non si tratta più solo di industrie tradizionali o di fornitori consolidati: nuove startup, spesso nate in laboratorio, lavorano a tecnologie che possono avere usi sia civili sia militari. Sono loro a guidare l’innovazione in un mercato in rapida trasformazione, dove la sicurezza assume forme sempre più complesse. E, mentre l’Europa si riorganizza tra alleanze Nato e nuovi programmi di finanziamento, queste imprese si ritagliano uno spazio strategico, portando avanti un doppio gioco tecnologico, tra difesa e civile.
La rivoluzione della difesa: dalle grandi industrie alla deep tech
La defense tech in Europa sta cambiando pelle. Non ci sono più solo i grandi contractor con piattaforme immense e chiuse, ma cresce il peso di startup e scale-up che uniscono hardware e software sempre più sofisticati. Tecnologie come l’intelligenza artificiale, la sensoristica avanzata, la fotonica quantistica e i sistemi autonomi nascono spesso dal civile e poi vengono adattate per scopi militari. In Germania, Francia e Regno Unito sono nate aziende che attirano investimenti importanti e dialogano con i governi in modo snello. L’Italia, invece, mantiene un modello più tradizionale, dove le startup faticano a entrare come fornitori militari, ma emergono realtà deep tech che operano in ambito dual-use. Il risultato è un profilo nazionale fatto più di qualità scientifica che di quantità, con una base solida di competenze inserita in un sistema europeo collaborativo.
Alta tecnologia dual-use: l’eccellenza delle startup italiane
Le startup italiane nel settore defense tech puntano meno alla quantità e più a tecnologie avanzate, nate da solide basi scientifiche e ingegneristiche. I campi principali sono la fotonica quantistica, i sistemi autonomi, le comunicazioni avanzate e la trasmissione energetica senza fili. Queste tecnologie, sviluppate per il civile, vengono via via adattate alle esigenze di sicurezza nazionale. Anche se non sono ancora molto visibili a livello globale, alcune realtà italiane rappresentano esempi di eccellenza nel dual-use. Le nostre competenze scientifiche si intrecciano con le reti europee e Nato, in un percorso che guarda alla scalabilità industriale.
Ephos: la fotonica quantistica per comunicazioni più sicure
Fondata a Milano nel 2022, Ephos è una startup che sviluppa chip fotonici integrati in vetro per applicazioni quantistiche. Ha attirato l’attenzione del programma Nato Diana, che ne riconosce il valore strategico in tema di sicurezza. I circuiti fotonici di Ephos migliorano la trasmissione e l’elaborazione dei segnali quantistici, fondamentali per proteggere le infrastrutture digitali critiche con comunicazioni più sicure e resistenti agli attacchi informatici. Pur non agendo come fornitore militare diretto, l’innovazione di Ephos è un asset industriale importante nella tecnologia dual-use. La fotonica quantistica è considerata una delle chiavi per la sicurezza informatica europea nei prossimi anni.
SunCubes e la trasmissione di energia wireless per operazioni più autonome
SunCubes, nata dal Politecnico di Milano, sviluppa sistemi di trasmissione energetica wireless basati su tecnologia laser. Questo permette di trasferire energia a distanza senza fili o collegamenti fisici. Le applicazioni vanno dall’industria alle infrastrutture critiche, ma sono particolarmente rilevanti per la difesa. Per esempio, la possibilità di ricaricare droni o sensori in remoto senza interruzioni o rischi aumenta l’autonomia operativa. Anche questa è un’innovazione nata nel civile con potenziali sviluppi strategici. La presenza di startup come SunCubes conferma come la linea tra tecnologie militari proprietarie e dual-use si stia assottigliando, costruendo un ponte tra ricerca accademica e industria.
Un ecosistema variegato: oltre le startup, l’Italia nella defense tech europea
Il panorama italiano della defense tech è fatto di realtà diverse, fra startup e aziende consolidate che giocano un ruolo a livello europeo. CY4GATE, specializzata in cyber intelligence e software per la sicurezza digitale, è quotata su Euronext Growth Milan e offre soluzioni per l’analisi dati, la protezione informatica e il supporto decisionale a clienti istituzionali. Nel settore spaziale, aziende come Leaf Space, che produce reti di ground station per piccoli satelliti, e AIKO, che sviluppa software autonomi per missioni orbitanti, mostrano la fusione tra tecnologia civile e difesa. D-Orbit si occupa di logistica orbitale, un settore chiave per la resilienza delle infrastrutture spaziali in un contesto competitivo crescente. Questi esempi dimostrano come il dual-use sia diffuso in molti ambiti: dallo spazio al cyber, dal quantum ai sistemi autonomi.
La sfida dell’integrazione industriale italiana nel sistema europeo
Il vero nodo per le startup italiane della defense tech è inserirsi nelle filiere già esistenti. Entrare nei mercati della difesa significa affrontare certificazioni rigide, validazioni tecniche e garantire piena interoperabilità con i sistemi governativi. Programmi europei come l’European Defence Fund e iniziative Nato come Diana spingono a mettere insieme progetti innovativi e grandi contractor tradizionali. Per i nuovi attori la sfida è doppia: non solo tecnologica, ma anche industriale. Bisogna passare dalla sperimentazione a una produzione scalabile e riconosciuta a livello internazionale. Solo così la deep tech può entrare davvero nei sistemi di difesa europei, evitando di restare confinata in nicchie scientifiche.
Procurement europeo: nuove regole per far crescere le startup
L’European Defence Fund ha messo sul piatto per il 2026 un budget di un miliardo di euro per ricerca e sviluppo collaborativo sulle capacità prioritarie, con bandi dedicati a PMI e tecnologie di rottura. Parallelamente, la Commissione europea sta riformando il procurement per semplificare le regole, ridurre le differenze tra Stati e aumentare la partecipazione delle imprese medio-piccole. Una delle novità più rilevanti è Agile, uno strumento pensato per accorciare i tempi di acquisizione da anni a pochi mesi, favorendo l’arrivo sul mercato di prodotti innovativi. Oggi il sistema tende a privilegiare i grandi contractor nazionali, ma queste misure apriranno spazi maggiori a startup e scale-up. La competitività futura dipenderà anche dalla capacità di queste aziende di entrare nelle fasi iniziali di definizione dei requisiti, di coinvolgere più soggetti in gare trasparenti e di sfruttare i mini-procurement per tecnologie a ciclo rapido.
Sovranità tecnologica: il ruolo strategico dell’Italia nella defense tech europea
La defense tech è un pilastro della sovranità tecnologica europea. Tecnologie come intelligenza artificiale, quantum, cybersicurezza e sistemi autonomi vanno ben oltre l’ambito militare e influenzano la competitività industriale generale. L’Italia può contare su università di eccellenza, competenze ingegneristiche e una solida capacità manifatturiera, risorse da valorizzare con una strategia industriale chiara e integrata. Non si cerca una crescita veloce basata sull’effetto mediatico, ma una presenza stabile e integrata nel tessuto europeo con una visione a lungo termine. La sfida è mettere insieme ricerca, capitali e industria per ritagliarsi un ruolo riconosciuto nel nuovo equilibrio tecnologico del continente. Da questo dipenderà la posizione del nostro paese nel mondo della difesa e dell’innovazione.
