Dal 16 maggio 2026, ogni monopattino elettrico dovrà sfoggiare una targa ufficiale. È scritto nero su bianco in un decreto appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale, datato 17 marzo. Il prezzo? Circa 33 euro a carico di chi li usa o li vende. La targa in sé costa meno di 9 euro, ma tra bolli e diritti di motorizzazione la spesa si gonfia rapidamente. Nel settore, molti storcono il naso: più che sicurezza, temono un nuovo balzello mascherato da normativa.
La targa: un obbligo che fa acqua da tutte le parti
Il problema più grosso è tecnico e pratico. La targa andrà fissata sul parafango posteriore, una parte in plastica spesso fragile e facile da staccare. Di fatto, basterà poco per spostare la targa da un monopattino all’altro, vanificando così la sua funzione identificativa. Questo potrebbe tradursi in costi extra, visto che ogni volta che la targa viene cambiata, toccherà pagare nuovamente bolli e diritti.
Per quanto riguarda i servizi di sharing, poi, la targa sembra inutile. Le flotte già sono monitorate da sistemi di geolocalizzazione con GPS che tengono sotto controllo in tempo reale ogni mezzo: spostamenti, manutenzione, utilizzo. Insomma, la targa aggiunge solo un costo in più senza migliorare sicurezza o tracciabilità.
Assicurazione obbligatoria: il colpo che può fermare la micromobilità
Il vero nodo è l’assicurazione obbligatoria che potrebbe arrivare insieme alla targa. Si parla di una polizza tipo Rc Auto, con costi che potrebbero superare i 100 euro all’anno per ogni monopattino. Considerando che un monopattino vale in media circa 300 euro, l’assicurazione peserebbe più di un terzo del valore del mezzo. Un salasso che rischia di scoraggiare sia chi usa sia chi investe in questi veicoli.
Ma non è solo questione di soldi. Il tipo di assicurazione proposta non sembra adatta alla micromobilità: i danni causati ricadono sulla persona che guida, non sul mezzo. Perciò gli esperti suggeriscono una copertura di Responsabilità Civile verso Terzi legata all’individuo, più giusta e meno onerosa.
Monopattini in città: un pezzo importante della mobilità urbana
I monopattini elettrici in sharing sono ormai una presenza fissa nelle strade di molte città italiane, da Roma a Milano e anche nei centri più piccoli. Sono una soluzione pratica e sostenibile, spesso più veloce e comoda rispetto a bus o auto. Aiutano studenti, lavoratori e turisti a coprire la prima e l’ultima tratta, contribuendo a ridurre traffico e inquinamento.
Ma ora queste nuove regole rischiano di mettere in difficoltà sia i proprietari privati sia le aziende di sharing. Proprio quando servirebbe spingere sulla micromobilità per migliorare la qualità della vita in città, aumentano i costi e la burocrazia. Un rischio che potrebbe far perdere competitività a un servizio prezioso per tutti.
Assosharing chiede al governo un confronto urgente
L’Associazione Assosharing, con il vicepresidente Andrea Giaretta in prima linea, ha espresso forte preoccupazione. Il decreto, che entrerà in vigore tra due anni, è stato definito “un pasticcio normativo” nato senza un confronto con le associazioni di categoria. Secondo loro, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha deciso da solo, scaricando su utenti e operatori oneri difficili da sostenere.
Per questo Assosharing chiede un incontro urgente con il Governo e il Ministero, prima della scadenza, per rivedere la norma. L’obiettivo è trovare regole più equilibrate, basate su criteri tecnici solidi, che migliorino davvero la sicurezza senza penalizzare il settore. Serve un dialogo rapido per difendere i cittadini e promuovere uno sviluppo sostenibile della micromobilità nelle nostre città.
