Peter Thiel non è solo un nome nella Silicon Valley: è una presenza che si insinua dietro le quinte della sorveglianza globale. Nato in Germania e cresciuto negli Stati Uniti, ha costruito la sua influenza in un modo che pochi immaginano. Dagli investimenti nei primi anni 2000 fino alle sue strategie più controverse, Thiel ha contribuito a trasformare la tecnologia in uno strumento di potere politico. La sua storia racconta molto di come, oggi, la politica e il controllo digitale si intrecciano in modi spesso invisibili.
Palantir e la stretta alleanza con i servizi segreti americani
Nel 2003, a Palo Alto, nasce Palantir Technologies, una piccola startup destinata a diventare uno degli strumenti più potenti per la sorveglianza digitale. Tutto parte da un investimento di soli due milioni di dollari di In-Q-Tel, il braccio finanziario della CIA. Fondata da ex colleghi di PayPal, Palantir sviluppa un software capace di incrociare enormi volumi di dati: dalle patenti alle cartelle cliniche, dalle informazioni fiscali ai dati GPS, fino al riconoscimento facciale e alle transazioni con carte di credito. Un sistema che mette insieme pezzi di informazioni apparentemente scollegate per scoprire schemi invisibili a occhio nudo.
Oggi Palantir serve agenzie governative di primo piano: dal Pentagono alla CIA, dall’FBI alla NSA, fino all’Immigration and Customs Enforcement . Quest’ultimo, per esempio, usa la piattaforma per rintracciare immigrati irregolari. Ma non è tutto: Palantir collabora anche con l’esercito israeliano, che si affida a questo software per operazioni di targeting in conflitti come quelli a Gaza e in Libano. Operazioni di alto livello, come la cattura di Nicolás Maduro o la localizzazione di figure chiave come Ali Khamenei, sono state possibili grazie a Palantir e alle sue avanzate intelligenze artificiali.
Si dice che dietro operazioni come quella per eliminare Osama Bin Laden ci sia la mano di Palantir, anche se non è mai stato confermato ufficialmente. Lo stesso vale per l’attacco israeliano contro Hezbollah, dove i dati forniti da Palantir hanno permesso di intercettare movimenti nemici.
Chi è Peter Thiel: un cervello strategico tra scacchi, Tolkien e Stanford
Peter Thiel nasce nel 1967 a Francoforte in una famiglia di ingegneri chimici. La sua infanzia è segnata da continui spostamenti: Germania, Sudafrica, Namibia e infine California, dove trova una certa stabilità. Ha cambiato sette scuole elementari, ma in questo peregrinare ha affinato una mente strategica, diventando campione nazionale di scacchi negli Stati Uniti.
Appassionato di Tolkien, ha scelto nomi evocativi per le sue aziende: Palantir, che richiama le “pietre veggenti” de Il Signore degli Anelli, e Anduril, la spada di Aragorn. A Stanford studia Filosofia e Giurisprudenza, fondando The Stanford Review, una rivista che si fa portavoce di una battaglia contro il politicamente corretto negli anni Novanta. Qui conosce persone che saranno fondamentali per il suo futuro, come David Sacks, futuro consigliere di Trump, e Alex Karp, ex marxista diventato CEO di Palantir.
Dopo l’università, Thiel prova diversi mestieri: lavora per un giudice federale ad Atlanta, fa l’avvocato a New York e si dedica al trading in una banca d’affari. Nessuno di questi lavori però lo soddisfa veramente. Tornato in California, comincia a tracciare una strategia per cambiare il mondo del potere, economico e politico.
Da PayPal a un impero tecnologico: Palantir e Founders Fund
Nel 1998 Thiel fonda Confinity, una piattaforma di pagamento elettronico che presto si impone, fino a essere adottata da eBay. Nel frattempo, una startup simile guidata da Elon Musk si affaccia sul mercato. Tra i due c’è inizialmente competizione, ma poi sotto la pressione degli investitori californiani nasce una collaborazione. Così nasce PayPal, ceduta a eBay nel 2002 per 1,5 miliardi di dollari.
Con quel capitale Thiel crea nel 2004 Founders Fund, un fondo di investimento dedicato a startup con idee disruptive. Nel 2003, insieme ad Alex Karp e altri soci, dà vita a Palantir, trasformando la tecnologia antifrode di PayPal in un sistema di sorveglianza dati potentissimo. Il legame con la CIA, tramite In-Q-Tel, gli apre le porte dei contratti governativi più esclusivi.
Oggi Palantir vale 365 miliardi a Wall Street, e Thiel è uno degli uomini più ricchi della Silicon Valley, con un patrimonio stimato intorno ai 30 miliardi. Tra i clienti ci sono ministeri della difesa, agenzie governative, aziende aerospaziali e finanziarie, oltre a strutture sanitarie di alto livello. Anche in Italia Palantir è presente, integrando sistemi di controllo militare e governativo in stretto coordinamento con le basi Nato.
Il peso politico di Thiel: da Trump a J.D. Vance e il mondo conservatore
Nel 2016 Thiel è stato l’unico big della Silicon Valley a sostenere apertamente Donald Trump. Pur vedendo in lui una forza capace di scuotere l’establishment politico, Thiel non ha mai avuto un rapporto personale davvero stretto con il tycoon. Dopo l’elezione di Trump, la sua presenza pubblica si riduce, ma il suo peso dietro le quinte resta forte.
Un esempio chiaro è il sostegno economico alla campagna di J.D. Vance, scrittore e politico dell’Ohio noto per Hillbilly Elegy. Nel 2022 Thiel ha investito 15 milioni di dollari per la corsa al Senato di Vance, che molti vedono come il “prodotto” politico di Thiel. Non solo un mentore, ma anche un regista dietro le quinte, impegnato a plasmare la destra americana con nuove narrative conservatrici e anti-establishment.
Thiel ha anche fondato Dialog, un club esclusivo dove politica, finanza e tecnologia si incontrano. Qui si discutono temi delicati, spesso controversi, come le sue teorie sull’“Anticristo”. In questi ambienti si sviluppano idee sfidanti, talvolta ambigue, che mirano a rivoluzionare i paradigmi tradizionali di politica e tecnologia.
Le contraddizioni di Thiel: tra avvertimenti sul totalitarismo e vendita di tecnologie di controllo
Peter Thiel è un uomo di contrasti. Da una parte mette in guardia contro un futuro totalitario legato a regole troppo rigide sull’intelligenza artificiale; dall’altra vende alle istituzioni la tecnologia di sorveglianza più avanzata che ci sia. La sua tesi è che limitare la tecnologia significherebbe perdere libertà, ma il suo ruolo nel fornire strumenti di controllo delle informazioni personali sembra andare in direzione opposta.
Un altro aspetto sorprendente riguarda il suo interesse per la longevità. Thiel finanzia ricerche sulle terapie geniche per allungare la vita fino a centoventi anni, convinto che la morte sia un problema da risolvere con la scienza. Possiede la doppia cittadinanza, americana e neozelandese, una sorta di assicurazione in caso di crisi globale o collasso dell’Occidente.
Spesso ha detto che la democrazia tradizionale non è più compatibile con la libertà nel mondo moderno. Un’affermazione che fa discutere e apre un dibattito sul futuro politico e sociale dell’Occidente. È l’uomo che ci mette in guardia dal totalitarismo, ma che allo stesso tempo fornisce gli strumenti per renderlo possibile. Un enigma che lascia aperto il grande interrogativo: dove ci porterà questo equilibrio tra controllo e libertà nei prossimi anni?
