Auto elettriche a Roma, la tassa ZTL da 1000€: perché Fabio Pressi (Motus-E) lancia l’allarme su cittadini e imprese

Redazione

16 Marzo 2026

Dal primo luglio 2026, entrare nelle ZTL del centro storico di Roma con un’auto elettrica costerà 1.000 euro l’anno. Un cambiamento netto, che interrompe anni di accesso gratuito per chi sceglie veicoli a zero emissioni. Dietro la decisione del Comune c’è la volontà di tagliare il traffico nelle zone più affollate, ma in città già si alzano dubbi e proteste. L’elettrico non inquina l’aria, è vero, ma se tutti si spostano così, gli spazi per parcheggiare e circolare potrebbero diventare un problema serio. A livello nazionale, tra regole diverse e incentivi sparsi, serve un piano chiaro, prima che questa rivoluzione si trasformi in un caos. Fabio Pressi, presidente di Motus-E, avverte: “una tassa così alta rischia di frenare la crescita degli investimenti e lasciare delusi cittadini e aziende.”

Perché Roma introduce la tassa per le auto elettriche in ZTL

Il 12 febbraio 2026 il Comune di Roma ha annunciato la nuova norma: da luglio 2026 i veicoli elettrici dovranno pagare 1.000 euro all’anno per circolare nelle ZTL del centro storico. Finora l’accesso era libero. La decisione, approvata in Giunta il 27 febbraio, nasce dall’aumento delle auto elettriche immatricolate, che ha portato a circa 75mila permessi rilasciati, con conseguente congestione e difficoltà di parcheggio.

L’amministrazione precisa però che la tariffa per gli EV è la metà di quella prevista per i veicoli a benzina o diesel. Restano esentati dal pagamento i residenti nelle ZTL, gli artigiani con botteghe locali, i genitori che accompagnano i figli a scuola, i medici convenzionati, enti pubblici, operatori di emergenza e i servizi di car sharing. Le auto elettriche potranno anche parcheggiare gratuitamente sulle strisce blu. Per le ibride mild hybrid, invece, la sosta sarà a pagamento per i non residenti, mentre full hybrid e plug-in mantengono alcune agevolazioni.

L’assessore alla Mobilità, Eugenio Patanè, ha spiegato che sebbene le auto elettriche non producano emissioni locali, il problema della congestione e dell’uso dello spazio urbano rimane. Le ZTL servono a gestire gli ingressi per garantire vivibilità, “non basta concentrarsi solo sul tipo di motore ma anche sulla quantità di veicoli”. Un ragionamento che apre una riflessione più ampia sulle restrizioni necessarie nelle grandi città italiane, soprattutto con il previsto aumento delle auto elettriche.

Le altre città italiane tra scelte diverse e confusione normativa

Il caso di Roma si inserisce in un quadro nazionale frammentato e a volte contraddittorio. A Milano, per esempio, non c’è una tassa simile: l’Area C continua a permettere l’accesso gratuito agli EV. Qui si sta lavorando soprattutto a definire quali ibride devono pagare e quali no, con una soglia di 100 g/km di CO2 che garantisce accesso libero; dal 2030 si prevedono pedaggi anche per le ibride.

Bologna ha scelto una linea più dura: dal 2026 vieta l’ingresso alle ibride non residenti in ZTL, per tutelare i residenti di fronte all’aumento delle auto. Ravenna ha introdotto regole più restrittive per veicoli elettrici e a basse emissioni, nonostante le proteste respinte in consiglio.

Napoli, invece, mantiene tariffe più leggere: il permesso ZTL per elettriche e ibride costa 30 euro l’anno, molto meno che a Roma. Nel Sud in generale, le tariffe per gli EV sono più basse o assenti, segno di politiche locali molto diverse.

Infine Acireale ha vietato l’accesso anche ai veicoli a basso impatto per motivi di sicurezza dei pedoni nel centro storico. Una scelta che mostra come, in alcune città più piccole, si stia rivedendo il rapporto tra emissioni e accesso veicolare.

Fabio Pressi : serve chiarezza per non frenare la mobilità elettrica

Fabio Pressi, presidente di Motus-E e CEO di A2A E-Mobility, ha preso la parola nel dibattito sottolineando quanto sia fondamentale avere regole stabili e chiare durante questa fase di passaggio all’elettrico. In Italia, gli EV rappresentano meno dell’1,5% del parco auto, che conta oltre 41 milioni di veicoli a motore termico. Famiglie e aziende hanno investito miliardi basandosi su normative prevedibili.

Pressi avverte che introdurre costi improvvisi senza un piano condiviso rischia di trasformare un percorso virtuoso in un peso inatteso, creando insicurezza tra cittadini e operatori. Il suo appello è a un confronto continuo, a semplificare le norme e a uniformare le regole a livello nazionale, “per non mettere a rischio investimenti in tecnologie pulite e infrastrutture di ricarica.”

Secondo lui, i Comuni hanno un ruolo chiave nel futuro della mobilità urbana, ma devono prendere decisioni chiare e prevedibili, distinguendo tra politiche per limitare il traffico e quelle per proteggere l’ambiente. Solo così si potranno salvaguardare gli sforzi fatti finora e assicurare una transizione davvero sostenibile.

Cosa ci aspetta: scenari per la mobilità elettrica e le ZTL in Italia

Il caso di Roma mostra che il rapporto tra tecnologia pulita e regole urbane non è semplice. Da una parte, chi sostiene misure più restrittive punta il dito sulla saturazione degli spazi nel centro storico, che crea disagi indipendentemente dal tipo di motore. Troppe esenzioni rischiano di vanificare l’effetto delle ZTL, pensate per migliorare vivibilità, sicurezza e trasporto pubblico.

Dall’altra, la diffusione dell’elettrico in Italia è ancora bassa e regole troppo rigide potrebbero frenare investimenti e fiducia. La mancanza di norme uniformi tra città e regioni crea confusione e disparità.

Guardando avanti, si possono immaginare tre strade: mantenere la misura di Roma come caso isolato per rispondere a problemi specifici; altre città potrebbero seguirne l’esempio man mano che aumentano le auto elettriche; oppure si aprirà un confronto nazionale per definire regole comuni e un calendario condiviso.

Serve una strategia chiara che stabilisca quali veicoli favorire, tempi di applicazione delle restrizioni e come integrare politiche ambientali e gestione degli spazi pubblici. Non si tratta di separare qualità dell’aria e traffico, ma di affrontare entrambi con azioni coordinate e trasparenti, per guidare una mobilità urbana efficace e sostenibile.

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