Come viene concessa la cittadinanza italiana per naturalizzazione?
La cittadinanza italiana può essere concessa per naturalizzazione allo straniero residente legalmente nel territorio italiano per un periodo variabile in relazione alle qualità o agli status posseduti (art.9, legge 5 febbraio 1992 n.91).

Si tratta di un provvedimento altamente discrezionale in presenza dei requisiti richiesti dalla legge ed in assenza dei motivi ostativi.

L’Amministrazione competente, come affermato più volte dal Consiglio di Stato, ha il dovere di effettuare una valutazione, oltre che dei requisiti previsti dalla legge, anche della conformità all'interesse pubblico della richiesta di naturalizzazione: quindi non si valuta il solo interesse del richiedente. Nella valutazione dell'interesse pubblico particolare rilievo assume la condotta tenuta dall’interessato, il livello di integrazione nel tessuto sociale, la posizione reddituale e l’assolvimento dei correlati obblighi fiscali e infine la volontà inequivocabile di entrare a far parte della comunità italiana.

La cittadinanza viene concessa con decreto del Presidente della Repubblica, sentito il Consiglio di Stato su proposta del Ministro dell'Interno. La relativa domanda, indirizzata al Presidente della Repubblica, deve essere presentata alla Prefettura della provincia di residenza.

Le condizioni previste dalla legge per la concessione della cittadinanza devono permanere fino al giuramento, che deve essere prestato entro 6 mesi dalla notifica del decreto di concessione della cittadinanza. L’art.11 della legge 5 febbraio 1992 n.91 prevede l’istituto della doppia cittadinanza dando la possibilità al il cittadino italiano di rinunciarvi qualora risieda già all’estero o vi stabilisca la residenza.

 

Il termine per la definizione del procedimento amministrativo per la concessione della cittadinanza per naturalizzazione era di quarantotto mesi (quattro anni) (art.9-ter legge 5 febbraio 1992 n.91, introdotto dall'art.14, comm 1, lett.c), D.L. 113/18) dalla data di presentazione della domanda (art.3 del Decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n.362)Il nuovo Decreto Legge in materia di immigrazione (D.L. n.130/20 convertito dalla legge 18 dicembre 2020 n.173) ha ridotto questo temine a ventiquattro mesi (due anni) prorogabili al massimo a trentasei mesi (tre anni), ma solo per le domande di cittadinanza che sono state presentate a partire dal 19 dicembre 2020 data di entrata in vigore della legge di conversione di tale decreto.  

Il termine per la definizione del procedimento amministrativo può essere sospeso per la necessità motivata di acquisire informazioni, o documentazione integrativa, non già in possesso dell'Amministrazione, né acquisibili da altre Amministrazioni. Il Ministero dell’Interno, inoltre, con la Circolare del 17 maggio 2011 n.6415, ha richiamato le Prefetture al rispetto dei termini fissati dalla legge.

 

Quali sono i requisiti  richiesti ?

a) Residenza

b) Conoscenza della lingua italiana (livello L2 B1)

c) Reddito

d) Assenza di condanne penali e di pericolosità sociale

 

a) residenza

Il periodo di residenza nel territorio italiano è l'unico requisito tassativamente richiesto dalla legge per l'ammissibilità della domanda di cittadinanza per naturalizzazione da parte di un cittadino straniero. Tale requisito è da intendersi come continuativo: di conseguenza non ci devono essere stati periodi intermedi di residenza all'estero o di irreperibilità nel territorio. E' richiesta una residenza legale sul territorio dello Stato di almeno dieci anni per gli stranieri non comunitari (art.9, comma 1,  lettera f), legge 5 febbraio 1992 n.91) e di almeno quattro anni per i cittadini dell'Unione Europea (art.9, comma 1, lettera d),legge 5 febbraio 1992 n.91).

 

La residenza legale, che si ottiene attraverso l'iscrizione all'Anagrafe della popolazione residente di un Comune, non deve essere confusa con il soggiorno regolare del cittadino straniero nel territorio dello Stato, che si autorizza attraverso il rilascio di un titolo al soggiorno da parte della Questura nel cui territorio il cittadino straniero dimora. La titolarità di un permesso di soggiorno è per il cittadino straniero un presupposto per ottenere la residenza in un Comune ma la sua durata non è rilevante ai fini della presentazione della domanda di cittadinanza per naturalizzazione. Come precisato nella Circolare del Ministero dell’Interno K.60.1 del 28 settembre 1993, ai fini della richiesta di cittadinanza, il requisito della residenza legale, richiede il rispetto delle disposizioni dettate dalla legge in materia di ingresso, di soggiorno e di iscrizione anagrafica.

 

In alcuni casi espressamente disciplinati il periodo di residenza legale necessario è diverso:

- tre anni  per lo straniero di cui il padre, o la madre, o i nonni, sono stati italiani per nascita, o per lo straniero nato in Italia (art.9, comma 1, lettera a), legge 5 febbraio 1992 n.91). Questa disposizione è prevista in favore di chi non possa usufruire delle disposizioni contemplate dall’art.4 della legge 5 febbraio 1992 n.91;

- cinque anni successivi all’adozione: per lo straniero maggiorenne adottato da cittadino italiano (art.9, comma 1, lettera b),legge 5 febbraio 1992 n.91). Per evitare una disparità di trattamento con il figlio maggiorenne del cittadino straniero naturalizzato italiano, si ritiene tale agevolazione possa trovare applicazione anche a questo caso. Pertanto, in tale ipotesi, il calcolo dei cinque anni dovrà iniziare dal momento dell’ottenimento della cittadinanza italiana del genitore naturalizzato;

- cinque anni successivi al riconoscimento dello status di apolide o di rifugiato politico (art.9, comma1, lettera e) e art.16, legge 5 febbraio 1992 n.91). Questa agevolazione non vale, quindi, per i titolari di protezione sussiadiaria.

 

Invece, in deroga a quanto sopra descritto, non è previsto il requisito della residenza per lo straniero che ha prestato servizio, anche all’estero, per lo Stato italiano per almeno cinque anni (art. 9, comma1, lettera c), legge 5 febbraio 1992 n.91).

 

b) Conoscenza della lingua italiana (livello L2 B1)

Il nuovo art.9.1 della legge 5 febbraio 1992 n.91 introdotto con il Decreto Legge 4 ottobre 2018 n.113 convertito con la legge 1 dicembre 2018 n.132, prevede che "La concessione della cittadinanza italiana ai sensi degli articoli 5 e 9 è subordinata al possesso, da parte dell'interessato, di un'adeguata conoscenza della lingua italiana, non inferiore al livello B1 del Quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue (QCER). A tal fine, i richiedenti, che non abbiano sottoscritto l'accordo di integrazione di cui all'articolo 4-bis del Testo Unico di cui al decreto legislativo 25 luglio 1998, n.286, o che non siano titolari di permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo di cui all'articolo 9 del sopra citato Testo Unico, sono tenuti, all'atto della presentazione dell'istanza, ad attestare il possesso di un titolo di studio rilasciato da un istituto di istruzione pubblico o paritario riconosciuto dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della ricerca o dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ovvero a produrre apposita certificazione rilasciata da un Ente Certificatore riconosciuto dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca e dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.".

In alternativa, gli interessati sono tenuti a produrre apposita certificazione attestante il livello richiesto di conoscenza della lingua italiana, rilasciata da uno dei quattro enti certificatori riconosciuti dai Ministeri competenti: si tratta dell'Università per stranieri di Perugia, dell'Università per stranieri di Siena, dell'Università di Roma Tre e della Società Dante Alighieri e della connessa rete nazionale e internazionale di istituzioni ed enti convenzionati, rintracciabili nelle informazioni pubblicate sui siti dei medesimi Dicasteri ed Enti Certificatori. Qualora il titolo di studio o la certificazione vengano rilasciati da un Ente Pubblico, i richiedenti dovranno autocertificarne il possesso, indicando gli estremi dell'atto, mentre se si tratta di un istituto paritario ovvero di un ente privato, essi dovranno produrne copia autenticata. Da tale specifico onere di attestazione sono esclusi coloro che hanno sottoscritto l'accordo di integrazione, di cui all' articolo 4 bis del d. lgs. n.286/1998 e al D.P.R. 14 settembre 2011, n.179, e i titolari di permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, di cui all'articolo 9 del medesimo d.lgs., i quali dovranno soltanto fornire, al momento della presentazione dell'istanza, gli estremi rispettivamente della sottoscrizione dell'accordo e del titolo di soggiorno in corso di validità, in quanto la legge già presuppone una valutazione della conoscenza della lingua italiana.  (cfr. Vedi tabella riepilogativa titoli di soggiorno).

La Circolare del Ministero dell’Interno n.666 del 25 gennaio 2019 approfondisce il requisito del possesso della conoscenza della lingua italiana introdotto dal Decreto legge 4 ottobre 2018, n.113 convertito con la legge 1 dicembre 2018 n.132.

Si precisa che dovranno pertanto essere rifiutate tutte le istanze di cittadinanza per matrimonio e per residenza presentate dal 5 dicembre 2018 in poi, se prive delle autocertificazioni o attestazioni sopraindicate. Qualora tali domande siano state già acquisite gli Uffici dovranno provvedere alla dichiarazione di inammissibilità, previo preavviso ai sensi dell'art.10 bis della legge 7 agosto 1990 n.241. Tuttavia le domande di cittadinanza presentate dopo la riforma fino al 9 marzo 2019 a cui è stato attribuito il codice K10 potranno essere integrate con la nuova certificazione richiesta previa apposita comunicazione da parte della Prefettura. 

Il 13 maggio 2019 il Ministero dell'Interno - Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione - Direzione Centrale per i diritti civili, la cittadinanza e le minoranze, ha pubblicato delle FAQ esplicative della riforma introdotta in materia di cittadinanza dal Decreto Legge 4 ottobre 2018, n.113 convertito con la legge 01 dicembre n.132.

Non sono previsti dalla legge come requisiti, ma rientrato comunque nella valutazione dell'interesse pubblico alla naturalizzazione, la disponibilità di un reddito, l'assenza di condanne penali e di pericolosità sociale da parte del richiedente. Lo straniero è tenuto a dimostrare la propria posizione reddituale e il regolare assolvimento degli obblighi fiscali per il triennio antecedente all’invio della domanda. Con la concessione della cittadinanza italiana, lo straniero si inserisce a pieno titolo nella Comunità nazionale, acquisendo i medesimi diritti e doveri dei suoi membri, tra cui quelli connessi all’obbligo di concorrere alla realizzazione delle finalità dello Stato. In tal senso sarebbe infatti contrario all’interesse pubblico che il nuovo cittadino non abbia i mezzi idonei per mantenere sé e la propria famiglia. (cfr.Circolare del Ministero Interno del 5 gennaio 2007, n.K.60.1).

 

c) Il reddito

Nell'ambito della valutazione circa l'opportunità di concedere la cittadinanza italiana, il Ministero dell'Interno considera la situazione reddituale dell'interessato e dei familiari conviventi (Circolare Ministero dell'Interno del 5 gennaio 2007, n.K.60.1), utilizzando come parametro il tetto per l'esenzione della spesa sanitaria (art.3 - Decreto Legge n.382/1989 convertito in Legge n. 8 del 25 gennaio 1990) che prevede un reddito non inferiore ad  euro 8.263,31, incrementato ad euro 11.362,05 in presenza di coniuge a carico e con un'aggiunta di euro 516,46 per ogni figlio a carico.

Viene pertanto valutato il reddito dell'intero nucleo familiare e non solo la posizione reddituale del singolo richiedente e questo per rispettare il concetto di solidarietà familiare.

I familiari che possono concorrere al reddito sono quelli previsti dall’art.433 del Codice Civile (coniuge, parte unita civilmente o convivente di fatto legato da contratto scritto di convivenza, figli legittimi o legittimati, genitori, generi e nuore, suocero e suocera, fratelli e sorelle germani e unilaterali). 

Dal momento che sono autocertificabili solo i redditi propri, per dimostrare quelli degli altri componenti  del nucleo familiare, andrà necessariamente allegata all'istanza copia della documentazione (CU, mod. 730 o mod. Unico).

 

INDICAZIONI DEL REDDITO da inserire nell'istanza di cittadinanza
a) MODELLO CUD : punto 1 della parte B
b) MODELLO 730: rigo 14 del Prospetto liquidazione
c) MODELLO UNICO: rigo RN4 (casi particolari vedi schema allegato al verbale riunione rete informativa SUI Prefettura di Treviso del 18.12.2014).
d) nel caso di redditi non imponibili IRPEF: indicare la cifra percepita specificandone la causale (es. pensione invalidità INPS).

 

Nel caso in cui si riscontri il decorso di un considerevole lasso di tempo tra la data di presentazione dell'istanza e quella di perfezionamento del relativo iter, sarà possibile altresì, prima dell'eventuale diniego, procedere ad una “attualizzazione dei redditi dichiarati”, dando così modo al richiedente di indicare gli eventuali miglioramenti della propria posizione economica. (cfr. Circolare del  Ministero Interno del 5 gennaio 2007n.K.60.1).

 

d) l'assenza di condanne penali e di pericolosità sociale

L'assenza di precedenti penali, anche se non è espressamente prevista dalla legge quale requisito di ammissibilità della domanda di naturalizzazione, è considerato dalla dottrina un requisito naturale, ma non per questo inderogabile per l'accoglimento della domanda. La concessione della cittadinanza italiana, quindi, può essere preclusa a causa di precedenti penali, ma si dovrà valutare in concreto, caso per caso, la gravità dell'illecito commesso e la pericolosità sociale del richiedente.

 

Infatti in analogia a quanto espressamente previsto, per le domande di cittadinanza iure matrimonii, in base a consolidata giurisprudenza, può essere preclusa anche la concessione della cittadinanza per naturalizzazione (art.6, legge 5 febbraio 1992, n.91) al richiedente che sia stato condannato, con sentenza definitiva, per:

a) uno dei delitti previsti nel codice penale al libro secondo, titolo I: delitti contro la personalità dello Stato (artt.241- 294 c.p.), capo I: delitti contro la personalità internazionale dello Stato (artt.241-275 c.p.), capo II: delitti contro la personalità interna dello Stato (artt.276 -293 c.p.) e capo III: delitti contro i diritti politici dei cittadini (art.294 c.p.);

b) un delitto non colposo (l'autore ha agito intenzionalmente ed in piena coscienza e non per mero errore) per il quale la legge preveda una pena edittale (la pena base espressamente prevista dalla legge) non inferiore nel massimo a tre anni di reclusione;

c) un reato non politico ad una pena detentiva superiore ad un anno da parte di un'autorità giudiziaria straniera, quando la sentenza sia stata riconosciuta in Italia.
d) sussistano comprovati motivi inerenti alla sicurezza della Repubblica.

Dovrà essere comunque considerata, analogamente a quanto previsto dall'art.6, legge  5 febbraio 1992, n.91 l'intervenuta riabilitazione quale causa di cessazione degli effetti preclusivi della condanna.

 

Come si presenta l'istanza di cittadinanza?

 

A partire da maggio 2015 è stato disposto dal Ministero dell'Interno l'invio telematico della domanda di cittadinanza, che, da giugno 2015 rappresenta l'unica modalità per formalizzare tale istanza. Non è quindi più possibile presentare la domanda su modelli cartacei ma solo attraverso il portale dedicato nell sito del Ministero dell'Interno:

https://portaleservizi.dlci.interno.it/

Dal 1 settembre 2020, l'accesso al portale del Ministero dell'Interno per l'invio telematico delle istanze da parte dei richiedenti la cittadinanza residenti in Italia, dovrà avvenire esclusivamente con SPID.

SPID è il nuovo sistema di accesso che, utilizzando un'identità digitale unica, consente la presentazione di istanze online alla Pubblica Amministrazione e ai privati accreditati. Se il cittadino è già in possesso di un'identità digitale, può accedere con le credenziali del suo gestore, altrimenti l'identità digitale dovrà essere richiesta (per informazioni consultare il sito www.spid.gov.it). Il cittadino che desidera consultare la domanda di cittadinanza già inviata con le vecchie credenziali senza SPID al primo accesso con SPID dovrà effettuare l'associazione tramite la funzione Associa Pratica prevista dal sito del Ministero dell'Interno. E' consentito l'accesso al portale con una sola identità digitale.

 

Quali sono i documenti necessari per la corretta presentazione della domanda di cittadinanza italiana?

Innanzitutto, prima della presentazione della domanda, l'interessato deve verificare che le generalità e i dati (cognome, nome, luogo e data di nascita) presenti sui certificati esteri siano uguali tra loro e coincidano perfettamente con quelli risultanti sul passaporto e sui documenti italiani (carta identità, titolo al soggiorno/attestazione di soggiorno) (cfr. Circolare Ministero dell'Interno n.462 del 18 gennaio 2019). In caso di discordanze documentali è necessario produrre un'attestazione di esatte generalità, rilasciata dalla Rappresentanza Diplomatico/Consolare, in Italia, del Paese di appartenenza, e poi legalizzata presso l'Ufficio legalizzazioni della Prefettura di Treviso. Tale attestazione deve certificare che i nominativi presenti nei documenti si riferiscono tutti alla stessa persona fisica, e indicare l'esatto cognome, nome, luogo e data di nascita.    

Le norme generali prevedono che le certificazioni non soggette a modificazioni hanno validità di sei mesi dalla data del rilascio (art.41, d.p.r. 28 dicembre 2000 n.445ma in questo periodo di emergenza sanitaria dovuta al COVID-19 l’art.3 bis del decreto-legge 7 ottobre 2020, n.125, convertito dalla legge 27 novembre 2020, n.159 (che ha modificato l'art.103 del D.L.17 marzo 2020 n.18, convertito dalla legge 24 aprile 2020, n.27ha previsto che tutti i certificati, attestati, permessi, concessioni, autorizzazioni e atti abilitativi scaduti tra il 31 gennaio 2020 e la data della dichiarazione di cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID-19 (deliberata in quel momento al 30 aprile 2021) conservano la loro validità per i novanta giorni successivi alla dihiarazione di cessazione dello stato di emergenza quindi fino al 29 luglio 2021.

 

I documenti richiesti da allegare all'istanza di cittadinanza sono i seguenti (vedi schema allegato).

1) estratto dell’atto di nascita, completo di tutte le generalità (tradotto e legalizzato o munito di Apostille). Si sottolinea che le cittadine straniere che dopo il matrimonio hanno modificato il loro cognome devono accertarsi che l’atto di nascita contenga l’annotazione che attesti il cambio di generalità oppure sarà necessario allegare alla domanda di cittadinanza anche l’atto di matrimonio dal quale risultino le modifiche apportate (Circolare Ministero dell'Interno n.462 del 18.01.2019). (per maggiori informazioni cfr. tabella della Prefettura relativa al riconoscimento degli atti redatti all'estero)

2) certificato penale del Paese di origine e degli eventuali Paesi terzi di residenza (tradotto e legalizzato o munito di Apostille per i Paesi firmatari della Convenzione dell’Aja del 5 ottobre 1961) che scade dopo sei mesi dalla data di rilascio. In base alla Circolare del Ministero dell'Interno del 19 novembre 2015 prot.n.0011782 il certificato penale deve essere prodotto anche se il richiedente straniero è arrivato in Italia durante la minore età prima del compimento dei quattordici anni. La Circolare del Ministero dell’Interno – Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione del 06 agosto 2020 prot. n.0066737 fornisce degli ulteriori chiarimenti sui criteri per la richiesta dei certificati penali da parte dei cittadini stranieri che hanno lasciato il loro Paese prima dei quattordici anni. Nello specifico, la circolare stabilisce che “nei casi in cui il richiedente abbia acquisito e conservato la cittadinanza del Paese di nascita, dovrà fornire comunque anche l’attestazione sui precedenti penali: tale esigenza di verifica è imposta in tali evenienze dallo specifico e permanente legame con quello Stato, perdurante a prescindere dalla residenza effettiva. In tutte le altre fattispecie, pertanto, l’interessato è esentato dall’obbligo di presentazione della certificazione penale del Paese di nascita abbandonato prima de quattordicesimo anno di età.”  (per maggiori informazioni cfr. tabella della Prefettura relativa al riconoscimento degli atti redatti all'estero)

3) passaporto, permesso di soggiorno/attestazione di soggiorno, codice fiscale e carta d'identità italiana;

4) ricevuta di versamento del contributo di € 250,00. A seguito dell'entrata in vigore della legge 15 luglio 2009 n.94 (art.1, comma 12) le istanze o dichiarazioni di elezione, acquisto, riacquisto, rinuncia o concessione della cittadinanza sono soggette al pagamento di un contributo di importo pari a 250 euro (cfr. art.9bis comma 2 legge 5 febbraio 1992 n.91). E' stato istituito il conto corrente n.809020 intestato al "Ministero dell'Interno DLCI- cittadinanza" , causale:" Cittadinanza - Contributo di cui all'articolo 1, comma 12, legge 15 luglio 2009, n.94. 

Il rifugiato politico o l'apolide, non potendo richiedere al proprio Paese il certificato di nascita e il certificato penale, può produrre, in sostituzione degli stessi, un atto di notorietà recante l'indicazione delle proprie generalità e di quelle dei genitori, e una dichiarazione sostitutiva del certificato penale, può produrre in applicazione dei principi sanciti dall'articolo 25 della Convenzione di Ginevra del 1951 sullo status dei rifugiati. 

In caso di trasferimento della residenza dopo che è stata presentata domanda di cittadinanza è necessario darne comunicazione alla Prefettura?

Se il richiedente la cittadinanza italiana ha spostato la sua residenza in un Comune diverso deve comunicare il nuovo indirizzo all’Ufficio Cittadinanza della Prefettura tramite il modulo disponibile nel sito istituzionale.  

Qual è l’iter procedurale dopo l’invio telematico della domanda di cittadinanza?

L’invio telematico della domanda di cittadinanza italiana genera una ricevuta valevole come prova dell’invio, ma non di accettazione della domanda. 

Per la provincia di Treviso, l’iter prevede che l’Ufficio Cittadinanza della Prefettura competente esegua un esame preliminare della domanda e della documentazione inviate. Se la domanda è dichiarata ammissibile sarà ad essa assegnato un codice di pratica, cosi detto codice K10, consultabile online nella sezione personale del richiedente nel sito nullaostalavoro.dlci.interno.it. Sarà contestualmente richiesto, tramite comunicazione nel sito, l’invio, tramite raccomandata r/r, dei documenti originali utilizzati per la richiesta. Entro trenta giorni dalla ricezione della comunicazione, il richiedente dovrà spedire in Prefettura:

    • originale del certificato di nascita;

    • originale del certificato penale;

    • originale del certificato penale;

    • originale del versamento del contributo di 250 euro;

    • originale della marca da bollo di 16 euro;

    • copia della carta di identità;

    • dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà (scaricabile dal sito della Prefettura di Treviso )

    • redditi dichiarati in fase di compilazione, se diversi o ad integrazione dei propri.

 

I cittadini stranieri, dopo la presentazione della domanda di cittadinanza, come possono consultare il c.d. stato di avanzamento della pratica? 

È possibile consultare lo stato di avanzamento della propria pratica accedendo al sito istituzionale del Ministero dell'Interno nell'apposita area riservata. Per accedere a tale area riservata è necessario possedere lo SPID. Si ricorda che nessuna comunicazione al richiedente viene inviata dalla Prefettura tramite posta e quindi è importante che l’utente controlli periodicamente, nella propria area riservata del sito, sia lo stato di avanzamento della pratica sia eventuali comunicazioni da parte della Prefettura.

Per garantire un più efficace riscontro alle diverse comunicazioni relative alle istanze di naturalizzazione, gli interessati possono corrispondere con la Direzione centrale per i Diritti civili, la Cittadinanza e le Minoranze, utilizzando il seguente indirizzo di posta elettronica certificata:

comunicazione.cittadinanza@pecdlci.interno.it     specificando nell'oggetto il numero identificativo della tua pratica (K10/K10C/….).

Il Ministero dell’Interno ha attivato dal 21 ottobre 2020 tre numeri ai quali si può rivolgere chi ha presentato una domanda di cittadinanza italiana per avere informazioni sullo stato della pratica. Gli operatori rispondono dalle ore 10.00 alle 12.00 nei giorni di seguito indicati:  

06/46539955 - lunedì/mercoledì        3346909996 - mercoledì           3346909859 - venerdì 

In caso di rifiuto della domanda di cittadinanza è possibile richiedere il rimborso del contributo versato di euro 250?

In caso di rifiuto dell’istanza di cittadinanza, il rimborso del versamento del contributo previsto di 250 euro può essere richiesto entro un anno dalla data del pagamento utilizzando il modulo reperibile nel sito della Prefettura – area cittadinanza. Il modulo deve essere compilato in tutte le sue parti, indicando la motivazione della richiesta di rimborso e il codice IBAN. Il richiedente deve allegare la copia di un documento di identità. Le modalità per la richiesta del rimborso sono l’indirizzo mail certificato (pec) oppure la lettera raccomanda r/r.

 

Cosa può fare il richiedente in caso di ritardo nell'adozione del decreto di concessione della cittadinanza?

Nel caso in cui trascorra inutilmente il termine dei quattro anni per la conclusione del procedimento, in base alle indicazioni pubblicate sul sito del Ministero dell'Interno, sotto riportate, il richiedente può chiedere l'intervento sostitutivo del soggetto individuato dalla stessa Amministrazione che è tenuto a concludere il procedimento attraverso le strutture competenti o con la nomina di un Commissario (art.2 comma 9-bis, 9-ter e 9-quater legge n.241/1990, introdotti da art.1, comma 1, legge 35/2012).

Il Ministero dell'Interno con Decreto del 31 luglio 2012  n.15006/1/1(11)/Gab ha stabilito che i poteri sostitutivi da esercitare in caso di inerzia del Ministero dell'Interno sono attribuiti al Capo dell'Ispettorato Generale di Amministrazione. Gli interessati possono richiedere l'intervento sostitutivo servendosi di apposito modello da inviare a questo indirizzo di posta elettronica certificata iga@pec.interno.it, unitamente a copia di un documento di identità. Non verranno prese in considerazione le diffide ad adempiere rivolte alla Direzione centrale per i diritti civili, la cittadinanza e le minoranze. Ulteriori informazioni, quali il nome del responsabile pro-tempore e relativi recapiti sono disponibili alla seguente pagina web del sito del Ministero dell'Interno

http://demointerno.ablativ.org/it/amministrazione-trasparente/altri-contenuti/accesso-civico/poteri-sostitutivi-caso-inerzia-dellamministrazione

 

Per informazioni generali relative alla modalità di inoltro della domanda ed ai documenti da allegare alla stessa, consultare IL MANUALE UTENTE del sito del Ministero dell'Interno.

Per accedere direttamente al Servizio di inoltro telematico fornito dal Ministero dell'Interno, Dipartimento per le Libertà Civili e l'Immigrazione, per la compilazione e l'invio della domanda di cittadinanza, collegarsi invece a:

https://portaleserviziapp.dlci.interno.it/AliCittadinanza/ali/home.htm

La registrazione richiede l'inserimento dei propri dati anagrafici ed un indirizzo di posta elettronica attraverso il sistema SPID.

Per informazioni generali relative alla normativa di riferimento e alle prassi locali si può consultare anche la seguente pagina del sito della Prefettura di Treviso: http://www.prefettura.it/treviso/contenuti/45581.htm 

L'Ufficio Cittadinanza della Prefettura di Treviso riceve il pubblico solo su convocazioneE' possibile telefonare al numero 0422/592442 nei giorni di lunedi e mercoledi dalle ore 09.00 alle ore 10.00.  Fax 0422/592502 - casella di posta elettronica: cittadinanza.pref_treviso@interno.it      

Dopo l'emergenza sanitaria COVID 19 per accedere agli uffici della Prefettura di Treviso è necessario prenotare un appuntamento tramite l’apposita funzione disponibile nel sito della Prefettura nella sezione “nuove modalità di ricevimento pubblico. Prima di richiedere un appuntamento si consiglia di verificare nella pagina “Come fare per…” quale sia l’Ufficio competente al quale rivolgersi e quale documentazione deve essere presentata. Nel format di richiesta appuntamento devono essere inserite le seguenti informazioni: cognome, nome, indirizzo email, numero di telefono, messaggio. Il testo del messaggio deve contenere l’indicazione esplicita dell’Ufficio a cui rivolgersi, eventuali preferenze di giorno e orario per l’appuntamento e comunicazioni relative alla domanda. La data dell’appuntamento verrà comunicata via email al diretto interessato tramite l’indirizzo di posta elettronica fornito in fase di registrazione.

 

 Quando acquista la cittadinanza italiana il figlio minore di genitore naturalizzato?

Il figlio minore del cittadino straniero che acquista la cittadinanza italiana per naturalizzazzione diventa automaticamente cittadino italiano se convive con il genitore al momento dell'acquisto (ex art.14, legge 5 febbraio 1992 n.91). Al compimento della maggiore età potrà rinunciarvi, purché in possesso di altra cittadinanza. E' necessario quindi che il Comune competente valuti la stabile ed effettiva convivenzaSe il genitore presenta istanza di cittadinanza quando il figlio è minorenne, ma il conferimento della stessa avviene quando il figlio ha raggiunto la maggiore età, il neomaggiore non acquisisce automaticamente la cittadinanza italiana tramite il genitore naturalizzato ma dovrà presentare una propria istanza. L’art. 9 lettera b) della Legge 1992 n.91 però prevede che il requisito della residenza sia dimezzato quindi la domanda di cittadinanza italiana può essere inviata dopo cinque anni di residenza legale e continuativa nel territorio che decorrono dalla data di naturalizzazione del genitore (art.9, comma 1, lettera b), legge 5 febbraio 1992 n.91.).

Il minore straniero nato in Italia da cittadini stranieri come può acquistare la cittadinanza italiana?

Lo straniero nato in Italia, che ha risieduto legalmente senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore età, diviene cittadino se dichiara di voler acquistare la cittadinanza italiana entro un anno da tale data. L'ufficio competente per la presentazione dell'istanza è l'Ufficio di Stato Civile del Comune di residenza (ex art. 4, comma 2, legge n.91/1992). Si tratta di una delle ipotesi previste dalla normativa di acquisto della cittadinanza per beneficio di legge. 

L'art.33, del decreto legge 21 giugno 2013, n.69, come convertito dalla legge n.98/2013, ha introdotto un'importante novità, in capo all'Ufficiale di Stato Civile, ossia l'obbligo di comunicare agli interessati nel corso dei sei mesi che precedono il compiemento dei 18 anni, nella residenza che risulta agli atti, la possibilità di esercitare tale diritto entro il compimento del 19° anno di età. In assenza di tale comunicazione da parte del'Ufficiale di Stato Civile il diritto potrà essere esercitato anche oltre tale data.

Viene altresì specificato che non possono essere imputati al richiedente eventuali inadempimenti riconducibili ai genitori, o alla Pubblica Amministrazione, in merito al requisito della residenza legale e quindi lo stesso potrà produrre ogni idonea documentazione a dimostrazione di tale requisito (esempio: libretto vaccinazioni, certificati scolastici, ricoveri ospedalieri...).

 

Quali sono le ipotesi di acquisto della cittadinanza italiana per beneficio di legge?
Le ipotesi di acquisto della cittadinanza per beneficio di legge disciplinate dall'art.4 della legge n.91/1992, riguardano lo straniero, o l'apolide, discendente in linea retta, entro il secondo grado, da cittadino italiano per nacita e lo straniero nato in italia e legalmente residente nel terriorio nazionale fino al raggiungimneto della maggiore età.

Il primo comma dell’art.4 della legge n.91/1992 dispone che lo straniero o l'apolide del quale il padre o la madre o uno degli ascendenti in linea retta di secondo grado siano stati cittadini per nascita ed abbiano successivamente perso la cittadinanza italiana, acquista la cittadinanza italiana solo se ricorra una delle seguenti condizioni:

1) se presti effettivo servizio militare per lo Stato italiano e dichiari preventivamente di voler acquistare la cittadinanza italiana;
2) se assuma
pubblico impiego alle dipendenze dello Stato italiano, anche all'estero, e dichiari di voler acquistare la cittadinanza italiana;
3) se al
compimento della maggiore età sia residente legalmente da almeno due anni in Italia e dichiari, entro il compimento del diciannovesimo anno, di voler acquistare la cittadinanza italiana. La residenza deve essere senza interruzioni e durare sino alla data della dichiarazione di volontà. 

La fattispecie, dunque, attribuisce maggior rilievo al criterio della discendenza da un cittadino italiano per nascita e riconosce, ai fini dell’acquisizione della cittadinanza italiana, un valore preminente alla manifestazione di volontà.

Il secondo comma dellart.4 della legge n.91/1992 prevede la possibilità di acquisto della cittadinanza italiana da parte dello straniero nato in Italia da genitori stranieri che vi abbia risieduto legalmente, senza interruzioni, fino al raggiungimento della maggiore età. L'acquisto della cittadinanza è condizionato però dalla dichiarazione di volerla acquistare da parte dello straniero, resa entro un anno dal compimento della maggiore età, attribuendo, quindi, anche in questo caso, una forte rilevanza alla manifestazione di volontà dell'interessato.

Le dichiarazioni di volontà previste dall'art.4 della legge n.91/1992 vanno rese davanti all’ufficiale di Stato Civile del Comune di residenza producendo i documenti previsti dall’art.3 del D.P.R. n.572/1993.

 

Per quanto riguarda la dichiarazione resa dalla straniero nato in Italia, e che vi abbia risieduto legalmente fino alla maggiore età, l'art.33, del Decreto Legge n.69/2013, convertito dalla legge n.98/2013ha introdotto un'importante novità, in capo all'Ufficiale di Stato Civile. Tale novità consiste nell'obbligo di comunicare agli interessati, nel corso dei sei mesi che precedono il compimento dei 18 anni, nella residenza che risulta agli atti, la possibilità di esercitare tale diritto entro il compimento del 19° anno di età. In assenza di tale comunicazione, da parte del'Ufficiale di Stato Civile, il diritto potrà essere esercitato anche oltre tale dataViene altresì specificato che non possono essere imputati al richiedente eventuali inadempimenti, riconducibili ai genitori, o alla Pubblica Amministrazione, in merito al requisito della residenza legale e quindi lo stesso potrà produrre ogni idonea documentazione a dimostrazione di tale requisito (esempio: libretto vaccinazioni, certificati scolastici, ricoveri ospedalieri...).

 

 

 

 

 

Sezione a cura dell'Ufficio Stranieri, Servizi per l'Impiego Ambito di Treviso, in fase di aggiornamento a novembre 2021.