In quali casi possono essere allontanati dal territorio italiano i cittadini comunitari e i loro familiari?
I cittadini comunitari ed i membri della loro famiglia possono essere destinatari di un provvedimento di allontanamento per motivi di sicurezza dello Stato, o per motivi  imperativi di pubblica sicurezza o per altri motivi di ordine pubblico e di sanità pubblica (artt. 45, par. 3, e 52 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, denominato “TFUE”). I diritti alla libera circolazione e al soggiorno dei cittadini dell’Unione europea nel territorio degli altri Stati membri dell’Unione europea non sono illimitati, ma si esercitano in conformità delle norme comunitarie che li regolano e possono essere sottoposti alle limitazioni decise da ogni Stato membro. Perciò il cittadino di un altro Stato membro dell’Unione europea, la cui presenza costituisca un pericolo per l’ordine pubblico, la pubblica sicurezza o la sanità pubblica di un altro Stato membro dell’Unione europea oppure che si trovi sul suo territorio sprovvisto dei requisiti previsti per esercitare i diritti di libera circolazione e di soggiorno può essere oggetto di un provvedimento di allontanamento adottato dalle autorità dello Stato membro dell’Unione europea nel cui territorio si trova.

I motivi di sicurezza dello Stato, sussistono quando, la persona da allontanare ha posto in essere atti diretti a sovvertire l'ordinamento dello Stato o a ricostituire il partito fascista o ha continuato a svolgere attività analoga a quella svolta nel partito fascista, o, infine, è stato condannato per un delitto previsto dalla normativa per il controllo delle armi; sussistono, inoltre, quando vi sono fondati motivi di ritenere che la permanenza della persona nel territorio nazionale possa agevolare organizzazioni o attività terroristiche, anche internazionali. I motivi imperativi di pubblica sicurezza sussistono quando la persona da allontanare ha tenuto comportamenti che costituiscono una minaccia concreta, effettiva e sufficientemente grave ai diritti fondamentali della persona o all'incolumità pubblica (art.20, commi 1, 2, 3 d.lgs. 6 febbraio 2007, n.30 e succ. mod., "Attuazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri").

Il provvedimento di allontanamento dei cittadini dell'Unione Europea o dei loro familiari, può altresì essere adottato quando vengono a mancare le condizioni che determinarono il diritto di soggiorno dell'interessato. In ogni caso, non giustifica l'adozione di un provvedimento di allontanamento per cessazione delle condizioni di soggiorno, il ricorso da parte del cittadino comunitario, o di un suo familiare, all'assistenza pubblica (art.21, d.lgs. 6 febbraio 2007, n.30 e succ. mod.).

Quando il cittadino comunitario o i suoi familiari hanno acquisito il diritto al soggiorno permanente, l'allontanamento può essere disposto esclusivamente per i sopra menzionati motivi di sicurezza dello Stato, per motivi imperativi di pubblica sicurezza o per altri gravi motivi di ordine pubblico o di pubblica sicurezza.
Ancora più limitate sono le ipotesi in cui si può fare ricorso ad un provvedimento di allontanamento qualora il cittadino comunitario abbia soggiornato nel territorio italiano per i precedenti dieci anni, oppure sia minorenne. In talli ipotesi, il provvedimento di allontanamento può essere adottato solo per motivi di sicurezza dello Stato o per motivi imperativi di pubblica sicurezza, a meno che l'allontanamento sia necessario nell'interesse del minore (legge 27 maggio 1991, n.1761  Ratifica ed esecuzione della Convenzione sui diritti del fanciullo, New York, 20 novembre 1989).

Quale è la definizione di familiare di cittadino comunitario?
In base all'art.2, comma 1, lettera b) del d.lgs. 6 febbraio 2007, n.30 e succ. mod. ("attuazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri”), è familiare di cittadino comunitario:

1)  il coniuge;

2) il partner che abbia contratto con il cittadino dell'Unione Europea, un'unione registrata sulla base della legislazione di uno Stato membro, qualora la legislazione dello Stato membro ospitante equipari l'unione registrata al matrimonio e nel rispetto delle condizioni previste dalla legislazione dello Stato membro ospitante. La normativa italiana (legge 20 maggio 2016, n.76, “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”) equipara l'unione registrata al matrimonio, solo nel caso dei partner dello stesso sesso uniti civilmente; non sono, invece, equiparati ai coniugi, i “conviventi di fatto” (due persone maggiorenni, unite stabilmente da legami affettivi di coppia e stabilmente conviventi); 

3) i discendenti diretti (es. figli,anche adottati o affidati, nipoti) di età inferiore a 21 anni, o a carico, e quelli del coniuge o partner dello stesso sesso unito civilmente (legge 20 maggio 2016 n.76);

4) gli ascendenti diretti ( es. genitori, nonni) a carico, e quelli del coniuge, o partner dello stesso sesso unito civilmente (legge 20 maggio 2016 n. 76).

In base all'art.3, comma 2, lettera a) del d.lgs. 6 febbraio 2007, n.30 e succ. mod.  viene inoltre agevolato l'ingresso ed il soggiorno di:

1) ogni altro familiare, se è a carico o convivente, nel paese di provenienza, con il cittadino dell'Unione Europea, titolare del diritto di soggiorno a titolo principale;

2) ogni altro familiare che, per gravi motivi di salute, deve necessariamente essere personalmente assistito dal cittadino dell'Unione Europea;

3) partner con cui il cittadino dell'Unione Europea abbia una relazione stabile, debitamente attestata, con documentazione ufficiale. Rientrano in questa definizione di “partner” i “conviventi di fatto”, secondo la disciplina prevista dall' art. 1 commi 36 e seguenti dalla legge 20 maggio 2016, n. 76.

 

Quali sono le caratteristiche del provvedimento di allontamento?

Il provvedimento di allontanamento viene adottato dal Ministero dell'Interno quando viene disposto :
- per motivi di sicurezza dello Stato;
- per motivi imperativi di pubblica sicurezza, nei confronti del cittadino comunitario che ha soggiornato nel territorio italiano per i precedenti dieci anni o che è minorenne.
In tutte le altre ipotesi, i provvedimenti  sono adottati dal Prefetto del luogo di residenza o dimora del destinatario (art. 20, comma 9, d.lgs. 6 febbraio 2007, n.30 e succ. mod.) .
I provvedimenti di allontamento sono motivati, salvo che vi ostino motivi attinenti alla sicurezza dello Stato. Se il provvedimento di allontamento è disposto per motivi di sicurezza dello Stato, o per motivi imperativi di pubblica sicurezza o per altri motivi di ordine pubblico o di pubblica sicurezza, è immediatamente eseguito dal Questore, laddove l'ulteriore permanenza sul territorio risulti incompatibile con la civile e sicura convivenza. In tutte le altre ipotesi, il provvedimento è notificato all'interessato, riporta le modalità di impugnazione e indica il termine stabilito per lasciare il territorio nazionale che non può essere inferiore a un mese dalla data di notifica e, nei casi di comprovata urgenza, può essere ridotto a dieci giorni. Il provvedimento indica anche la durata del divieto di reingresso che non può essere superiore a dieci anni nei casi di allontamento per i motivi di sicurezza dello Stato e a cinque negli altri casi  (art.20, comma 10, d.lgs. 6 febbraio 2007, n.30 e succ. mod.).

Quali sono le caratteristiche particolari del provvedimento di allontamento adottato per la cessazione delle condizioni che hanno determinato il diritto di soggiorno?
Il provvedimento di allontanamento per cessazione delle condizioni che hanno determinato il diritto di soggiorno ha delle caratteristiche particolari. Viene adottato dal Prefetto, anche su segnalazione motivata del sindaco del luogo di residenza, con atto motivato e notificato all'interessato. Il provvedimento è adotatto tenendo conto della durata del soggiorno dell'interessato, della sua età, della sua salute, della sua integrazione sociale e culturale e dei suoi legami con il Paese di origine.  Il provvedimento riporta le modalità d'impugnazione, nonché il termine per lasciare il territorio nazionale, che non può essere inferiore ad un mese. Tale provvedimento non può prevedere un divieto di reingresso sul territorio nazionale. Unitamente al provvedimento di allontanamento viene consegnata un'attestazione di obbligo di adempimento dell'allontanamento che va presentata presso un Consolato italiano, dopo l'effettivo rientro nel Paese d'origine. Qualora i il destinatario del provvedimento non abbia ottemperato all'ordine di allontanamento e sia stato individuato nel territorio dello Stato oltre il termine fissato senza aver proceduto alla presentazione dell'attestazione dell'obbligo di adempimento, il Prefetto può adottare un provvedimento di allontanamento coattivo per motivi di ordine pubblico, immediatamente eseguito dal Questore. (art. 21, d.lgs. 6 febbraio 2007, n.30 e succ. mod.)

A quale autorità va presentato l'eventuale ricorso avverso il provvedimento di allontanamento?
Se il provvedimento di allontamento è adottato per motivi di sicurezza dello Stato o per altri motivi di ordine pubblico, il ricorso va presentato all'autorità giudiziaria amministrativa.
Se il provvedimento è adottato per motivi di pubblica sicurezza, per motivi imperativi di pubblica sicurezza o per la cessazione delle condizioni che hanno determinato il diritto di soggiorno, il ricorso va presentato all'autorità giudiziaria ordinaria (art. 22, d.lgs. 6 febbraio 2007, n.30 e succ. mod.)

In quali casi l'allontanamento viene disposto come misura di sicurezza?
La
legge prevede che in alcuni casi il giudice, a seguito di condanna, possa imporre, anche al cittadino appartenente ad uno Stato membro dell'U.E., la misura di sicurezza dell'allontanamento (cfr. legge 24 luglio 2008, n.125).
Questo
provvedimento può essere disposto dall’autorità giudiziaria quando, alla fine del processo, il giudice ritiene il condannato persona socialmente pericolosa.

Tali ipotesi sono previste dal codice penale o dalle leggi penali speciali, nei confronti del condannato alla reclusione per un tempo "superiore ai due anni" (art.235 codice penale), ovvero per uno dei delitti contro la personalità dello Stato, previsti dal Titolo I del codice penale (art.312 codice penale).

 

Sezione a cura dell'Ufficio Stranieri, Settore Lavoro e Servizi al Territorio della Provincia di Treviso, in fase di aggiornamento a dicembre 2017.